L’Emilia-Romagna possiede numerose bellezze a portata di mano: i portici di Bologna, la Torre Civica e la Piazza Grande di Modena, i mosaici bizantini e i monumenti paleocristiani di Ravenna, il delta del Po, l’architettura rinascimentale di Ferrara, il monte Titano e San Marino sono solo alcuni dei siti Unesco presenti nella nostra regione, ricchissima dal punto di vista storico, naturalistico, artistico e culturale.
Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Reggio Emilia: molti dei beni culturali e naturali disseminati per l’Emilia-Romagna sono ora siti Unesco
Come riporta Maddalena De Franchis su Il Resto del Carlino, il turismo dell’Emilia-Romagna e delle vicine Marche può contare su beni culturali e naturali che fanno parte dei luoghi riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Tra i siti d’interesse storico e culturale ci sono i celebri portici di Bologna, una delle caratteristiche più iconiche e fotografate del capoluogo emiliano, ma anche monumenti di Modena, Ferrara e Ravenna. Il centro storico di Urbino e il sistema dei teatri condominiali all’italiana, invece, sono i siti Unesco appartenenti alle Marche.
Per quanto riguarda le bellezze naturali, l’intera regione è disseminata di zone d’interesse. Tra queste ci sono i Gessi Triassici di Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia), il parco regionale dei Gessi Bolognesi di Farneto (in provincia di Bologna), la Vena del Gesso Romagnola (un’area naturale protetta situata nell’entroterra romagnolo tra Imola e Faenza), le Evaporiti di San Leo e le Grotte di Onferno (nel riminese) e la riserva di Sasso Fratino delle Foreste Casentinesi (situata nell’Appennino tosco-romagnolo).

Delta del Po (fonte immagine: Depositphotos)
Turisti, presenze in aumento presso i luoghi nella lista Unesco
Secondo uno studio del professore Pier Luigi Petrillo (docente all’università Luiss-Guido Carli di Roma), i luoghi inseriti nella lista Unesco hanno fatto registrare un maggior numero di presenze rispetto a quelli che non ne fanno parte. «Possiamo considerare l’Unesco come un selettore di qualità, una sorta di grande ‘opinion leader’ che detta le priorità su cosa visitare e cosa no – spiega il professor Petrillo – Il valore aggiunto Unesco permane anche dopo il Covid: analizzando i dati di arrivi e presenze nel biennio 2023-2024, emerge che, mentre nei siti culturali non Unesco si registra una riduzione di -3,26%, nei siti Unesco gli arrivi aumentano del +7,39%».
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