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Bologna e dintorni

Bologna città delle acque… verità o leggenda metropolitana?

Bologna città delle acque è una realtà o una leggenda metropolitana? La bravura e l’ingegno bolognese hanno portato acqua dove non c’era…

Finestrella di via Piella
Finestrella di via Piella (© Wikipedia)

Se c’è una città praticamente priva di risorse idriche superficiali questa è Bologna, sebbene passi per città delle acque. L’unico corso d’acqua che l’attraversa è un piccolo torrente, l’Aposa, e altri piccoli corsi d’acqua come il Ravone e il rio Meloncello sono quasi sempre privi d’acqua e ci ricordiamo di loro quando, per precipitazioni eccezionali, causano danni. Altri ancora come il Rio Vallescura, la Fossa Cavallina oggi sono praticamente spariti per l’abbassamento della falda idrica. Un tempo avevano un po’ d’acqua, ma sempre poca per una città così grande e importante.

Anche i due fiumi che sfiorano la città, ormai più torrenti che fiumi, il Savena e il Reno, non hanno una portata significativa e soprattutto costante. Per periodi anche di mesi, soprattutto il Savena, in realtà sono molto poveri d’acqua, a dispetto dei danni che ha fatto anche di recente. E quindi, anche le canalizzazioni che da loro derivano sono modeste e incostanti, anche se servite da due ottime dighe.

Chiusa di Casalecchio di Reno (Canali di Bologna)

Chiusa di Casalecchio di Reno (© Canali di Bologna)

Una fama che odora di leggenda

Con queste premesse è quasi paradossale che la fama di Bologna, oltre che alla Università, alla cucina, ai portici e alle torri sia legata all’acqua.

“Bologna città d’acque”, “Bologna è tutta attraversata da canali sotterranei”, “Bologna sembrava Venezia”, sono luoghi comuni ripetuti da sempre, che adombrano una ricchezza di acqua che è più leggenda che realtà.

Addirittura, ho sentito dire, non in ambienti qualificati per fortuna, che a Bologna una metropolitana non sarebbe costruibile per i tanti corsi d’acqua che scorrono coperti sotto la città! Mosca ha risolto il problema di un fiume come la Moscova… figuriamoci che problema possa essere l’Aposa.

Aposa tratto coperto (Biblioteca Sala Borsa)

Aposa tratto coperto (© Biblioteca Sala Borsa)

Città delle acque e città con bisogno di acque

Treviso è una città piena di acque, Pavia ha i due fiumi italiani di massima portata che lì si uniscono, Bolzano ha tre fiumi che lì si incrociano, Torino addirittura quattro. Queste sono città ricche d’acqua; esse non hanno dovuto sviluppare tecniche particolari per massimizzarne la resa, mentre Bologna lo ha dovuto fare in quanto città “non” di acque.

Bologna è così povera di acqua che, per usi potabili e di pubblica igiene, i Romani dovettero fare un acquedotto in galleria di diciotto chilometri: quando, per impossibilità o incapacità di farne la manutenzione cessò di funzionare, la città ricadde nella totale dipendenza dai pozzi per molti secoli. Con enormi conseguenze negative di ordine sanitario.

Conseguenze che crescevano quando i bolognesi usavano per fini alimentari le acque delle canalizzazioni: era noto che si dicesse che l’acqua del Canale di Reno era ottima per cuocere i fagioli!

E vada per cuocere i fagioli, cosa che almeno comportava una bollitura. Ma se c’era questa abitudine ce ne erano altre simili che non passavano per la bollitura, con conseguenze immaginabili.

Canalizzazioni di Bologna

Canalizzazioni di Bologna

Perché diciamo che Bologna è una città delle acque?

Torniamo a Bologna città d’acqua: come nasce allora la “diceria” (per non dire leggenda metropolitana)? Dalla sapienza dei bolognesi di tesaurizzare tutta la possibile energia che veniva dalle canalizzazioni del Savena e del Reno, e da tutto quello che poteva venire dal piccolo Aposa. Soprattutto il sistema di prese (chiaviche e chiavicotti) dal Canale di Reno e dal Canale di Savena era vastissimo e ramificato.

“Nessuna città ha guadagnato e guadagna tanto dal corso naturale di un fiume quanto Bologna dal corso artificiale di canali” (Morandi , 1481)

Le cantine poste sotto il livello del canale di tutta la zona alla sinistra del Canale di Reno, dalla Grada al Cavaticcio, erano tutte dotate di presa d’acqua dal canale e in esse lavoravano migliaia di addetti.

Il piccolo salto d’acqua dal canale alle cantine vicine era sufficiente a far girare i geniali e leggerissimi mulini da seta, (anche se il primo opificio per la seta, quello di Bolognino, sorse su una ramificazione del canale di Savena, fra Via Rialto e via Castellata). L’acqua dopo aver fatto girare la ruota di un opificio poteva essere usata da altri utenti più a valle fino al suo confluire nel Cavaticcio ed alimentare il Navile che dentro le mura iniziava, dal Porto, il suo percorso.

Via della Grada (Origine di Bologna)

Via della Grada (© Origine di Bologna)

Bologna capitale europea della lavorazione della seta

Per qualche secolo, dal Quattrocento al Settecento, Bologna fu la capitale europea della lavorazione della seta. Più di un terzo della popolazione traeva profitto dall’industria della seta, sviluppata in tutti i suoi passaggi. Un proto-sistema industriale paragonabile alla Silicon Valley o al Distretto della Ceramica di Sassuolo. Un distretto ricchissimo di segreti di lavorazione, tanto che vi era la pena di morte per chi li rivelasse agli stranieri.

Al centro del successo il “filatoio alla Bolognese”, un tipo particolare di mulino da seta, leggerissimo e geniale e che abbisognava di piccole cadute di acqua. Salti artificiali più alti servivano per i mulini da grano (come ancora si può vedere nel tratto scoperto del Canale delle Moline) o altri tipi di mulini.

Il grande salto naturale del Cavaticcio era per ruote più pesanti fornitrici di molta energia. Ma sempre portate limitate.

Canale delle Moline nell'800 (Biblioteca Sala Borsa)

Canale delle Moline nell’800 (© Biblioteca Sala Borsa)

Il tema del Porto di Bologna. O meglio, dei porti

Ma Bologna aveva addirittura un porto!”, ”Come si può parlare di penuria d’acqua se c’è un Porto?”. In realtà Bologna di porti ne ha avuti almeno cinque, ma questo non basta.

Il primo è quello fluviale concesso già all’inizio del decimo secolo da Berengario, sul Reno alla Selva di Pescarola; collocabile, anche se il corso del fiume in mille anni si è certamente modificato, fra il ponte sulla via Emilia e quello della Ferrovia. Poi ci furono le sedi di Corticella, della Bova, il porto dell’Aposa dell’epoca dei Bentivoglio a Porta Galliera, fino a quello definitivo nei pressi della Mura, dopo il salto del Cavaticcio.

Porto canale del Cavaticcio con la Dogana (Origine di Bologna)

Porto canale del Cavaticcio con la Dogana (© Origine di Bologna)

C’è porto e porto, e va manutenuto

La parola porto fa venire in mente luoghi di dimensioni ben diverse da quelle nostre: la darsena del porto bolognese più recente era tale che solo due barche affiancate vi potevano aver posto e complessivamente non era più larga di qualche metro. Le vasche delle chiuse sono ancora lì a dimostrare quale fosse la modestia delle imbarcazioni che potevano entrarvi. Nell’immagine sopra, ad esempio, vedete il porto del Cavaticcio, con l’edificio della Dogana alle spalle e un ponticello per passare da un lato all’altro.

Come potete ben vedere, nulla di confrontabile con le dimensioni e la capienza dei barconi che fino agli anni Sessanta del ‘900 hanno portato a Milano lungo il Naviglio e fino alla grande darsena di Porta Ticinese la sabbia per l’edilizia.

E le vicende di tutte queste nostre “installazioni portuali”? Modestissime: una banchina per l’attracco, un piccolo spiazzo per scaricare le barche, una casetta per il custode, piccoli magazzini. E le problematiche sono sempre state le stesse: lavori costosissimi per impedire l’interramento dovuto al troppo lento fluire dell’acqua, poca e torbida. Perché appunto, non siamo una città ricca di acqua. E, alla fine, tutti i porti sono stati abbandonati.

1 Comment

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  1. Simone Zanetti

    28 Febbraio 2026 at 11:44

    Io credo che Bologna sia una città delle acque nella misura in cui è riuscita a capitalizzare al massimo la scarsità di acqua.
    Quindi non penso sia una leggenda metropolitana che Bologna sia una città delle acque, ma senza dubbio è vero che Bologna è una città con poca acqua (anche se ultimamente l’acqua sta facendo fin troppi danni).

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