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Bologna e dintorni

Bologna: da sempre una città solidale

Bologna è da sempre una città solidale, con enti che tramite trasformazioni sono arrivati fino ad oggi dal medioevo. Ecco una lista non esaustiva di queste “associazioni”

Opera Pia Poveri Vergognosi
Opera Pia Poveri Vergognosi

Una volta Marco Poli ha scritto che “a Bologna la solidarietà ha un cuore antico”, e in effetti Bologna è da sempre una città solidale.

É noto che fin dai tempi del risveglio economico dei secoli XI-XIII in tutte le città sono sorte accanto alle attività economiche e culturali iniziative di solidarietà verso i poveri e verso i pellegrini. Tutte di matrice religiosa (e non poteva che essere così visto che la religione permeava ogni attività umana) ma quasi sempre sotto forma di confraternite laiche.

Bologna, una città da sempre e ancora oggi solidale

Mi permetto di aggiungere alla bellissima espressione di Poli: ”…ha un cuore articolato, intelligente, al passo dei tempi”. Intendo dire che nella nostra città accanto alle iniziative comuni a tutte le città si sono sviluppate iniziative raramente presenti in altri luoghi o uniche, volte a coprire bisogni particolari, nuovi, specifici.

“La storia di Bologna è costellata di iniziative benefiche che man mano si presentavano andavano a cercare di ovviare a bisogni, spirituali e materiali, della società. Ed ecco nei secoli i Conservatori per fanciulle (Baraccano, S. Croce, Santa Marta), gli orfanatrofi (Bastardini, S. Bartolomeo di Reno, San Leonardo), i rifugi per malmaritate, per prostitute redente, per ragazze problematiche, etc… “.

Una vocazione solidaristica che è arrivata fino ai giorni nostri, fino ai giorni di Padre Marella, dell’Antoniano, delle Mense popolari, dell’ANT, dell’AGEOP. L’elenco delle iniziative di solidarietà sociale sorte a Bologna nei secoli è amplissimo e rimando al libro “La città della Carità”.

Ne scelgo alcune che per qualche aspetto mi ha colpito per la sua originalità.

L’Ospedale della Trinità

Comincio dall‘Ospedale della Trinità: era collocato nell’edificio ancora oggi visibile in Via Dolfi annesso alla chiesa di Santa Maria delle Vergini, una delle chiese costruite sulle mura. Questo ospedale può essere considerato un antenato dei moderni convalescenziari; infatti, riceveva pazienti dimessi dagli altri ospedali per 3-5 giorni e li sottoponeva ad una terapia particolare: cinque pasti al giorno.

Vista la generale miseria potrebbe essere accaduto che alcuni pazienti si siano riammalati, ma di una patologia diversa, sconosciuta fra i poveri: l’indigestione.

L’Ospedale degli Abbandonati

Un altro ospedale particolare è stato quello operante nel ‘700 in Via Frassinago. Fondato da un sacerdote, Don Canali, accoglieva i malati rifiutati dagli altri ospedali; era l’Ospedale degli Abbandonati, soprannominato popolarmente “Purgatorio”. Nei suoi locali è poi subentrata la Caserma Boldrini.

Ex Ospedale degli Abbandonati

Ex Ospedale degli Abbandonati

L’Opera Pia dei Poveri Vergognosi

Non peculiare di Bologna, esisteva già a Pavia e Firenze, è invece l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, fondata su impulso dei Domenicani nel 1495.

Leggiamo da un suo documento: “I veri vergognosi sono li gentiluomini cittadini, mercanti e anco artigiani buoni nati a Bologna che in questa città siano habitanti et vissuti civilmente per anni venti continui i quali siano decaduti et venuti in povertà e miseria”.

In breve tempo questa istituzione divenne ricchissima per i tanti lasciti soprattutto fondiari e immobiliari. Ancora oggi su molte case di Bologna appare una piccola scultura che rappresenta San Nicola: è un immobile dell’Opera Pia, che appunto così brevemente e per antonomasia è chiamata popolarmente laddove ci siano molti suoi beni, ad esempio nella zona collinare fra San Lazzaro e Ozzano. Il suo patrimonio è oggi confluito nella ASP Giovanni XXIII.

Ho sempre pensato che l’enorme quantità di lasciti derivasse da anziani ed oculati capifamiglia, nobili o borghesi, preoccupati per l’avvenire di figli e nipoti sciagurati e spendaccioni. Lasciando beni all’Opera Pia creavano quasi una polizza assicurativa a favore di chi, temevano, avrebbe potuto aver bisogno della assistenza della stessa.

La Compagnia di Santa Maria Regina dei Cieli

Nel 1576 istituita da “sette poveri fatiganti” nacque la “Compagnia di Santa Maria Regina dei Cieli detta dei Poveri”.

Prevedeva una modesta contribuzione settimanale per gli aderenti e in cambio offriva assistenza ai soci malati, alle donne gravide e dava piccole doti alle figlie che si sposavano. Niente di diverso da quello che faranno nella seconda metà dell’800 (tre secoli dopo !) le Società Operaie di Mutuo Soccorso di ispirazione mazziniana, socialista e anarchica. Era quindi un’opera di una modernità incredibile.

Ma poi subentrarono esponenti della aristocrazia e la Compagnia dei Poveri diventò l’ennesima congregazione di carattere religioso.

Monte del Matrimonio

Targa del Monte del Matrimonio

Il Monte del Matrimonio

Terminiamo questa breve rassegna col Monte del Matrimonio fondato da Marcantonio Battilana nel 1583 per favorire la formazione di nuove famiglie. In modo non assistenziale, ma previdenziale.

Le famiglie effettuavano versamenti volontari e, a poco a poco, si formava un capitale coi versamenti e gli interessi che andava a costituire la dote necessaria per sposarsi. Questo valeva anche per altre finalità come la laurea e i voti religiosi, ed era anche per i maschi.

Il Monte del Matrimonio è tuttora operante con gli stessi fini e la sua sede è in via Altabella 21

 

Fonte: Carboni-Fornasari-Poli “La città della carità” Costa editore – Bologna 2000

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