Reggio Emilia rende omaggio a uno dei suoi figli più illustri adottivi con una mostra che va oltre il semplice tributo. Dal 18 aprile al 18 ottobre, lo Spazio Gerra ospita “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo”, un progetto espositivo che intreccia parole, immagini e suoni per restituire la complessità di un artista che ha segnato profondamente la cultura italiana. L’iniziativa, inserita nel programma di Fotografia Europea dedicato al tema dei “fantasmi”, nasce da un lungo dialogo con il cantautore modenese, classe 1940. Un confronto sviluppato nell’arco di tre anni, durante i quali Guccini ha condiviso pensieri, ricordi e riflessioni, contribuendo in prima persona alla costruzione del percorso.

Francesco Guccini (©Francesco Guccini)
Una mostra che rifiuta la celebrazione
Lontana da intenti celebrativi o da una ricostruzione cronologica esaustiva, l’esposizione si propone come un viaggio intimo e multisensoriale. I curatori Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri hanno scelto di evitare una narrazione tradizionale, privilegiando invece una struttura che restituisce la natura sfaccettata della produzione gucciniana. Al centro non c’è solo la musica, ma un universo creativo più ampio, dove la memoria assume un ruolo fondamentale. Non nostalgia, ma uno strumento per rileggere il passato e trasformarlo in esperienza viva. Un approccio che riflette pienamente la poetica dell’artista.
Nove stanze per raccontare una vita
Il percorso si sviluppa attraverso nove ambienti distribuiti su quattro piani, per un totale di circa 350 metri quadrati. Cuore pulsante dell’allestimento è la voce di Guccini, protagonista di una serie di dialoghi ascoltabili in cuffia. In questi interventi, il cantautore affronta temi centrali come l’esistenza, le radici, l’amicizia, l’impegno e le relazioni. Da queste riflessioni emergono naturalmente alcune delle sue canzoni più significative, tra cui “Libera nos Domine”, “Incontro”, “La canzone della bambina portoghese”, “Vorrei” e “Van Loon”.

Francesco Guccini (©Francesco Guccini)
Tra manoscritti e oggetti personali
Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è la possibilità di avvicinarsi al processo creativo di Guccini. Tra i materiali esposti figurano manoscritti originali, provenienti dalla sua casa di Pavana, che testimoniano un modo di scrivere diretto e istintivo. Le canzoni, spesso annotate su fogli di fortuna o sul retro di buste, nascono di getto, con poche correzioni. Un metodo che contrasta con quello adottato per i romanzi, elaborati invece al computer attraverso un lavoro più lungo e riflessivo. Accanto ai testi, trovano spazio oggetti personali e volumi della sua biblioteca, utili a comprendere le influenze culturali che hanno accompagnato il suo percorso artistico.
Immagini, fumetti e nuove produzioni
La dimensione visiva gioca un ruolo altrettanto centrale. La mostra propone illustrazioni ispirate alle canzoni di Guccini, realizzate da artisti che reinterpretano il suo immaginario. Non è un caso: il cantautore ha sempre coltivato una passione per il fumetto, stringendo rapporti con figure come Andrea Pazienza, Sergio Staino e Milo Manara. Completano il percorso due progetti fotografici inediti. “Zeitraum” di Kai-Uwe Schulte-Bunert esplora il tempo attraverso immagini di ingranaggi e componenti di orologi, mentre “Pavana e ricordi” di Paolo Simonazzi racconta i luoghi simbolo della vita di Guccini, tra Bologna e l’Appennino.
