La Montagnola di Bologna si è formata nei secoli. Era il luogo dove venivano buttati i residui delle demolizioni edilizie e degli scavi per le fondazioni delle case; fra questi residui ci sono stati certamente anche quelli delle cinque edizioni del Forte Galliera che ripetutamente il potere pontificio fece costruire contro la libertà dei bolognesi e che i bolognesi per cinque volte abbatterono. Ma fu soprattutto la terra degli scavi per le nuove costruzioni urbane a far sorgere un’altura in una zona pianeggiante già storicamente importante nella vita di Bologna.
Il Campo Magno, diviso in due parti
Era proprio questa “l’area più settentrionale dell’antico Campo Magno, che dal 1219 ospitava l’animatissimo mercato del bestiame” (cavalli, buoi, maiali…). Era un’area amplissima che andava dal canale delle Moline (a sud ed est) alla via Galliera ad ovest alle mura (l’attuale Viale Masini a nord); qualcosa come almeno 15 ettari.
Nel tempo l’area di fatto si divise in due: il Campo del mercato in basso e la parte elevata detta “La Montagnola del Mercato”.

Una delle sculture all’Esposizione del 1888 opera del Sarti
La Montagnola si stacca dalla piazza e cambia destinazione
Nel 1662 la piccola altura venne destinata al pubblico passeggio per le carrozze, divenendo così il primo giardino pubblico della città e distaccandosi così dalla piazza antistante.
Regolarizzati i pendii, creato uno stradone che terminava in un piazzale ottagonale circondato di olmi e ornato, nel 1757, con sette grandi sedili di pietra la Montagnola cominciò ad ospitare feste, spettacoli, fuochi artificiali e, sul finire del ’700, persino qualche corrida.
La maggior parte delle piante erano alberi di gelso, alberi utili alla produzione della seta.
Nel 1805 il governo decise di trasformare l’area in una ‘promenade’ alla francese. Giovanni Battista Martinetti, ingegnere capo della Prefettura di Bologna ne fu incaricato e assieme all’architetto Tubertini le diede la forma che ha anche oggi.
I fondi per i lavori (circa 200.000 lire) furono trovati vendendo un podere confiscato ai Barnabiti del Collegio Montalto: il podere Samoggia in comune di Santa Maria in Strada.
Degli alberi messi a dimora in epoca napoleonica, nel parco odierno sopravvivono solamente alcuni platani, ancora in buona salute, la cui circonferenza supera i 4 metri.
La Montagnola fu per tutto l’Ottocento sede di manifestazioni celebrative, sportive e di intrattenimento.

Il Monumento al Popolano di Rizzoli
La Montagnola e l’8 Agosto 1848
L’8 agosto 1848 la Montagnola e la piazza antistante furono teatro della battaglia che portò alla temporanea cacciata degli Austriaci dalla città. L’avvenimento ha dato il nome definitivo alla odierna piazza ed è ricordato dal monumento, opera di Pasquale Rizzoli, che venne collocato nel 1903 all’inizio della salita.
La Montagnola ospitò abitualmente anche spettacoli di fuochi d’artificio e feste carnevalesche, corse coi cavalli e con le biciclette. Quando il mercato fu spostato da piazza Maggiore (1877), la parte riguardante i prodotti non alimentari fu trasferita in piazza 8 Agosto: e così nacque la popolare Piazzola.

La rampa del Pincio della Montagnola
L’ingresso monumentale della Montagnola: il Pincio
Nel 1896 si ideò un ingresso monumentale alla Montagnola dalla nuova via Indipendenza, noto come il Pincio di Bologna. Il progetto fu degli architetti Azzolini e Muggia. A rappresentare un “Benvenuto” monumentale ai visitatori provenienti dalla Stazione.
Il corpo centrale è ornato da una fontana, opera di Diego Sarti e Pietro Veronesi. Dentro una conchiglia sormontata dallo stemma cittadino, una ninfa su un cavallo marino viene assalita da una piovra (è ricordata da Carducci nel libro Rime e Ritmi). Questa statua fu detta dal popolo “la moglie del Gigante”, e anche il Poeta accettò questa versione.
Al centro del Parco fu posta la vasca e le quattro sculture in cemento di Diego Sarti fatte per il Palazzo della Musica dell’Esposizione del 1888, svoltasi ai Giardini Margherita.

Bassorilievo del Pincio rievocante l’8 Agosto 1848
La Montagnola e la Direttissima
In seguito all’inaugurazione della Direttissima, la linea ferroviaria Bologna-Firenze terminata nel 1923, alla Montagnola venne costruito un padiglione per ospitare la mostra che celebrava la costruzione della ferrovia.
L’edificio, inaugurato nel 1934, è in linea con l’architettura del periodo e ha un andamento che accompagna la curva del viale principale. Oggi ospita la scuola materna Giaccaglia Betti.
Lungo il viale principale furono posti i busti di celebri personaggi. Purtroppo, diventarono il bersaglio preferito delle fionde (“i tirini”) dei monelli e molti furono mutilati; i nasi erano gli obiettivi preferiti.
Restarono così malconci fino agli anni ’50, poi furono tolti e riposti in chissà quale magazzino comunale. La Montagnola, prima della costruzione del Parco Nord fu sede di grandi Luna Park nel periodo natalizio.

Lo Sferisterio
Lo Sferisterio
Accanto alla Montagnola, fra lei e il canale delle Moline, sorse lo Sferisterio. Inaugurato nel lontano 1822, progettato da Giuseppe Tubertini, lungo 97,10 m e largo 17,48. Luogo deputato al gioco del pallone elastico che prima si svolgeva nella Piazza del Mercato dove oggi sono le case di via Indipendenza.
Nato come gioco di corte nel ‘400, il gioco aveva avuto nell’800 il periodo di massima popolarità, a Bologna si giocava il “pallone grosso” toscano, quello piemontese al bracciale, il pallone elastico e il tamburello. L’ultima partita del Gioco del Pallone col bracciale risale al 1946.
Coperto negli anni ’50 per farne un padiglione della Fiera di Bologna che si svolse in zona Piazza 8 Agosto/Montagnola fino a che non venne trasferita al quartiere fieristico, oggi lo Sferisterio è una vasta palestra.
