Una grossa indagine della Guardia di Finanza ha portato a galla una truffa legata al settore delle criptovalute: in tutta Italia i bancomat di bitcoin sono stati sigillati e posti sotto sequestro con l’accusa di riciclaggio. A gestire i 39 sportelli, sparsi in 27 province italiane tra cui Bologna, un uomo tunisino residente in città.
Sequestrati in tutta Italia i “crypto Atm”, gli sportelli bancomat con cui si poteva scambiare denaro in bitcoin. Denunciato per riciclaggio l’ad della società
Sul quotidiano Il Resto del Carlino, Nicoletta Tempera fa un’analisi della situazione. L’indagine delle Fiamme gialle ha innanzitutto portato alla scoperta della frode. In questi anni i cosiddetti “crypto Atm” hanno movimentato circa 50 milioni di euro, 10 dei quali sarebbero frutto di riciclaggio. Sono stati proprio questi movimenti sospetti a mettere in guardia i militari, che hanno denunciato per favoreggiamento del riciclaggio l’amministratore delegato della società.
In seguito è emerso anche che quest’ultima non avesse le autorizzazioni necessarie per esercitare l’attività economica. Gli sportelli venivano invece utilizzati per riciclare denaro e scambiarlo in criptovalute, superando il sistema di riconoscimento facciale dell’Atm senza particolari problemi. L’alta commissione dell’operazione (pari al 12%) finiva poi nelle tasche del manager dell’azienda. Questi, scrivono i finanzieri, aveva adottato «una strategia per massimizzare il profitto aziendale a scapito del rispetto dei più basilari obblighi in tema di prevenzione del riciclaggio».
Il tutto ha comportato il sequestro dei 39 sportelli presenti in tutta Italia, a cui sono stati posti i sigilli, e la chiusura del sito web che pubblicizzava l’attività. Ora, per la prima volta nel nostro Paese, sono state attuate le misure di prevenzione previste dal codice antimafia. Un curatore nominato dal tribunale si occuperà di portare sulla strada della legalità azienda e dipendenti.
