Pier Paolo Pasolini è da sempre considerato una figura complessa, capace di attraversare mondi diversi senza cadere nel cliché di una definizione. Questo ritratto emerge anche dalle parole di Ascanio Celestini, attore, regista e scrittore, che ha dedicato al poeta e intellettuale friulano un lungo lavoro di ricerca, confluito nel libro Pasolini. Una vita, anzi due.
Il volume verrà presentato alle 20.30 al LabOratorio San Filippo Neri, in una serata curata da Mismaonda con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. E, per l’occasione, anche Claudio Cumani de il Resto del Carlino ha intervistato l’autore.
Conoscendo Pasolini
Il testo è nato tramite un interesse coltivato negli anni, come racconta lo stesso Celestini: «Ho cominciato la scrittura del libro ancor prima di realizzare lo spettacolo Museo Pasolini». Per il quale nel 2015, pearaltro, lo scrittore aveva intervistato Graziella Chiarcossi, cugina di Pasolini.

Pier Paolo Pasolini (©Pier Paolo Pasolini)
Il titolo del libro suggerisce una doppia esistenza: da una parte Pasolini, nato nel 1922 e morto nel 1975, dall’altra l’autore che continua a vivere attraverso la sua opera. Ma c’è anche una chiave di lettura più intima, legata ai suoi ambienti e alle sue abitudini. La narrazione di Celestini delinea infatti un uomo capace di affermarsi in ambienti elevati e, allo stesso tempo, di cercare altrove esperienze e linguaggi. Un uomo curioso e poliedrico prima che un intellettuale, insomma.
Un intellettuale difficile da definire
«Non lo si può definire un intellettuale contraddittorio», osserva Celestini a proposito dell’immagine di Pasolini. Il suo sguardo, infatti, si muoveva tra letteratura, cinema, pittura e osservazione della società. «Il suo doppio era partecipare a cene con scrittori e intellettuali e poi andarsene per iniziare la propria vita notturna».
È proprio la capacità di attraversare discipline differenti a rendere Pasolini ancora attuale. Per Celestini, studiarlo significa confrontarsi con un autore che non smette di far pensare neppure nel XXI secolo. Il segreto? Mettere in discussione le categorie con cui proviamo a comprendere il mondo. Un’eredità che continua a vivere nelle sue opere e nella necessità di leggerle anche nel futuro.
