Bologna e Zucchero: la storia d’amore bruciata nella cornice del Dall’Ara, il 6 luglio 2026 è pronta a consumare un nuova, travolgente notte di passione.
Adelmo Fornaciari torna sotto le Due Torri con il suo “BAILA (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight”, il tour che celebra il quarto di secolo del suo successo planetario e che promette di incendiare una delle città a lui più care.
BAILA (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight
Il tour è partito da lontano, con il debutto alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra il 18 maggio, prima che la carovana di Zucchero scenda verso l’Italia «come gli Unni e i Visigoti», dice l’artista.
Infatti, a comporre questa armata musicale c’è una band monumentale di 13 elementi, arricchita dal tocco tribale della batterista cubana Isi Garcia e da un’anima gospel dichiaratamente ispirata a Spirit in the Dark di Aretha Franklin, pronta a trasformare lo stadio in una vera e proprio tempio del blues.
Dietro questa scarica di energia, il pretesto è la celebrazione di un miracolo che ha rischiato di restare nel cassetto.
«Baila ha una storia simile a Senza una donna – rivela Sugar – è partita tardi, senza essere pianificata».
Per tre anni, su quel provino voce e piano portatogli da Roberto Zanetti, non era nato nulla. Poi, l’illuminazione: durante le sessioni di Shake, Zucchero ripesca quel nastro e in appena quindici minuti scrive tutto.
Il resto lo hanno fatto le radio e un successo esploso spontaneamente, senza alcuna promozione, capace di conquistare il numero 1 in tutti i paesi continentali europei, prima della definitiva consacrazione mondiale insieme ai Maná.
Un brano che oggi, a 25 anni di distanza, torna a essere il cuore pulsante di un tour che non è solo musica, ma un viscerale ritorno a casa, a due passi dalla sua Reggio Emilia
Il tribolato Adelmo
Non c’è da aspettarsi un concerto nostalgico. Per Zucchero, come rivela ai microfoni di Radio 105, il ritorno al Dall’Ara è anche impegno politico e incitamento alla reazione:
«Baila non è semplicemente ballare e divertirsi. Si può anche ballare sulle macerie degli orrori che stanno succedendo. Volevo chiamarlo ‘Baila Perdio’, come a dire ribelliamoci, reagite! Vedo che ormai non c’è più reazione, sembra ci stiamo abituando. È un incitamento, senza armi, a svegliarci un attimo».
Questo spirito ribelle è tipico della nostra regione, e Bologna, con la sua storia di resistenza e partecipazione, è il palco perfetto per questo “grido” collettivo.
Dietro la foga politica e la corazza rock, però, si nasconde anche il bisogno viscerale dell’uomo Adelmo, che solo dietro a quel microfono trova la sua pace.
Nonostante le oltre 400 canzoni scritte, Zucchero confessa infatti il suo lato più intimo, quello di un artista che non si accontenta mai:
«Sono un tribolato, me lo diceva sempre anche De Gregori. Chiedo sempre di più da me stesso. Quando sei a casa i tempi si allungano e arrivano i tarli, le ansie, le paure. Il palco per me è un salvagente: lì sopra non pensi a niente».
Bologna si prepara così a lanciare a Sugar questo salvagente, pronta a rispondere al suo richiamo per una notte che promette di scuotere le coscienze a tempo di blues.
