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Rammstein e la musica dell’infinito

Rammstein (@Metal Hammer)
Rammstein (@Metal Hammer)

Sensucht di Rammstein

Nostalgia, mancanza e tensione verso qualcosa che sfugge continuamente: questa è la musica che suona con Sehnsucht dei Rammstein. Una parola difficile da tradurre, che mescola emozioni non lineari per raccontarci non tanto l’oggetto del desiderio, quanto il meccanismo stesso del desiderare: non importa cosa vuoi, non ti basterà mai. E i Rammstein lo riproducono nella musica, ce lo trasmettono con ripetizioni martellanti e suoni insistenti, evocando il loop mentale del desiderio ossessivo.

Lacan e la musica del desiderio

La musica di Sehnsucht riempie la mente di immagini intense e quasi ipnotiche. Le ripetizioni ossessive, i suoni metallici e i motivi che si rincorrono creano un vero e proprio loop infinito, quasi come un canone di Johann Sebastian Bach: una musica che non ha mai fine, che si intreccia su se stessa, replicando all’infinito la tensione del desiderio. È come guardare un orizzonte sempre davanti a noi, irraggiungibile. Scale che salgono e scendono, corridoi senza uscita, mani che cercano di afferrare ciò che sfugge. La struttura sonora diventa così un riflesso del meccanismo mentale del desiderio, sospeso tra attrazione e frustrazione, intrappolato in un ciclo che non si esaurisce mai.

Sensucht recupera il concetto di Jacques Lacan

La canzone riflette perfettamente il concetto di Jacques Lacan: il desiderio non si colma mai e si alimenta della stessa impossibilità di appagamento. Ogni immagine evocata e ogni ritmo insistente della musica diventano il simbolo di questa tensione senza fine.

Rammstein e la teoria dell’assurdo

La canzone dei Rammstein sembra incarnare proprio la teoria dell’assurdo di Albert Camus: inseguiamo, desideriamo, cerchiamo… ma non arriviamo mai davvero. Il desiderio diventa così una condizione esistenziale, una forza che ci spinge a vivere, pur consapevoli della sua impossibile realizzazione. E la bellezzza del brano, racconta tutta la ricerca di quanto sopra descritto.

(Annabella Sandolo – Psicologa)

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