Un’organizzazione strutturata, capace di muoversi tra società fittizie, documenti falsificati e traffici internazionali, avrebbe messo in piedi un articolato sistema di appropriazione indebita e riciclaggio di mezzi da cantiere. È quanto emerso dall’“Operazione Benna”, condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla polizia stradale dell’Emilia-Romagna, che ha portato all’iscrizione di 17 persone nel registro degli indagati, gran parte delle quali residenti tra Bologna e Modena. Il nome dell’operazione richiama la benna, il caratteristico secchio montato sui mezzi da lavoro, simbolo di un’inchiesta che ha svelato un meccanismo criminale ben collaudato.
Notizie Bologna – Dall’affitto alla sparizione dei macchinari
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo prendeva inizialmente a noleggio escavatori, sollevatori telescopici e altri macchinari da aziende specializzate, presentandosi tramite imprese apparentemente regolari. I mezzi venivano destinati formalmente a cantieri temporanei sparsi sul territorio nazionale, ma una volta consegnati sparivano dai radar. Il primo passo consisteva infatti nella disattivazione dei sistemi GPS, così da rendere impossibile il tracciamento. Successivamente, i veicoli venivano trasferiti in capannoni dove iniziava la fase di “trasformazione”: nuova verniciatura, rimozione delle targhette originali e applicazione di identificativi contraffatti.
Dove finivano i mezzi?
Le indagini, avviate nel marzo 2025 dal porto di Ravenna, hanno preso slancio dopo il ritrovamento di due mezzi pronti per l’imbarco, già dotati di falsa documentazione per l’esportazione. Da lì, intercettazioni e approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire l’intera filiera. Una volta “ripuliti”, i macchinari partivano principalmente dai porti di Civitavecchia e Ravenna con destinazione Libia e Arabia Saudita, dove venivano rivenduti a prezzi altamente competitivi.
Il bilancio dell’Operazione Benna a Bologna
Il valore complessivo del traffico illecito è stato stimato in circa 1,8 milioni di euro, con almeno dieci aziende vittime della truffa. Degli indagati, otto sarebbero legati da vincolo associativo. L’operazione ha portato a cinque misure di arresti domiciliari, mentre una sesta persona è finita in carcere dopo aver violato la misura restrittiva. Sequestrati inoltre 12 mezzi da cantiere, risultati tutti oggetto di appropriazione indebita e successivo riciclaggio.
