Un tragico incidente è avvenuto nel pomeriggio di ieri a San Lazzaro, dove un 26enne è morto dopo essere precipitato dal lucernario di un palazzo.
Come riportato per Il Resto del Carlino da Nicoletta Tempera, le autorità sono ora al lavoro per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto, ancora al vaglio degli inquirenti.
L’accaduto
28 giugno. Sono le 15:15 di una torrida domenica di inizio estate. Un tonfo sordo attira l’attenzione del vicinato che, prontamente, allerta il 118.
Giunti sul posto, in via Pio La Torre a San Lazzaro, i sanitari e i carabinieri non possono fare altro che constatare il decesso di Giovanni Luppi, studente 26enne conosciuto nel quartiere come un bravo ragazzo, socievole e con la testa sulle spalle.
Giovanni si trovava lì in visita alla sua ragazza e insieme ad altre due amiche.
Inizialmente si era ipotizzato un gesto estremo, ma, nonostante le indagini dei militari dell’Arma debbano ancora fare il loro corso, questa ipotesi avrebbe lasciato il passo a un’altra dinamica.
Il motivo per cui il ragazzo è uscito sul terrazzo del sesto piano per poi camminare sopra il lucernario in plexiglass — il quale, vecchio e cotto dal sole, è crollato sotto il suo peso lasciandolo cadere nel vuoto — sarebbe stato il sopraggiungere di una quarta ragazza, il cui incontro non sarebbe stato gradito.
Questa ricostruzione, nonostante le utili testimonianze delle presenti, è ancora in fase di verifica.
Responsabilità
È inquietante il solco in cui si inserisce questo avvenimento: solo tre mesi fa, infatti, il 3 aprile, moriva il piccolo Louis Pisha, 12 anni.
Anche per lui, salito sul tetto di un palazzo di otto piani a Bologna, è stato fatale l’aver messo i piedi su un lucernario che non ha retto.
Il piccolo, aggrappatosi disperatamente al cornicione, aveva provato a salvarsi, aiutato dagli amici che lo tenevano dai vestiti mentre era sospeso nel vuoto, prima, purtroppo, che tutti perdessero la presa.
L’orrore di questi due episodi lascia un monito amaro: la fragilità di certe strutture edilizie, spesso invisibile finché non è troppo tardi, impone una maggiore consapevolezza sui pericoli che si celano nei nostri condomini e nel lassismo nella manutenzione di certe strutture.
Ma, soprattutto, ci ricorda come la vita possa spezzarsi in un istante a causa di una leggerezza e come la responsabilità — propria, infusa dalle proprie figure di riferimento o istituzionale — possa essere, oltre che necessaria, salvifica.
