Le vacanze non sono ancora finite e a Bologna le scuole si preparano già a riaprire i cancelli. Non per tornare sui banchi, ma per offrire alle famiglie un servizio educativo durante le ultime settimane dell’estate. È il progetto regionale “La scuola che parte insieme”, finanziato per la prima volta dall’Emilia-Romagna e operativo dal 31 agosto all’11 settembre. Il Comune ha ricevuto circa 450mila euro, destinati all’organizzazione gratuita delle attività in 22 istituti cittadini.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi analisi il bisogno a cui l’iniziativa prova a rispondere: sono 1.742 i bambini iscritti e alcune scuole hanno già raggiunto il limite dei posti disponibili. Restano però strutture con disponibilità, motivo per cui il Comune sta cercando di spostare parte delle 410 famiglie inizialmente rimaste in lista d’attesa verso gli istituti ancora aperti alle iscrizioni.
Come funzioneranno le due settimane nelle scuole?
A occuparsi delle attività sarà la cooperativa Quadrifoglio. Il servizio sarà attivo soltanto al mattino, dalle 8 alle 13, senza pranzo e senza merenda fornita dalla struttura. La giornata comincerà con l’accoglienza, proseguirà con i compiti delle vacanze fino alle 10.30 e terminerà con laboratori, uscite e attività sportive. Per l’assessore alla Scuola Daniele Ara, però, l’esperienza dovrà essere soprattutto un banco di prova: «È un modello che si potrà replicare anche l’estate prossima, a patto di integrarlo meglio con quello che già esiste».
Il nodo, infatti, è coordinare maggiormente le nuove scuole aperte con i servizi già presenti sul territorio, dai corsi organizzati dagli istituti ai campi estivi che proseguono anche a settembre. Una valutazione complessiva verrà fatta al termine della sperimentazione, coinvolgendo tutti gli attori interessati.
E se tornassero le colonie?
Da qui nasce la seconda proposta di Ara, legata alle estati sempre più calde e alla necessità di trovare alternative per le famiglie che rimangono in città. L’assessore guarda alle vecchie colonie estive, molte delle quali sono state progressivamente abbandonate, immaginandone un recupero anche in Appennino. Il Comune non avrebbe però risorse sufficienti per estendere direttamente il servizio a migliaia di ragazzi. La soluzione potrebbe arrivare dal welfare aziendale. «Sappiamo che c’è una parte di bolognesi che non va via», osserva Ara, ipotizzando che le imprese possano inserire settimane in colonia per i figli dei dipendenti nei propri pacchetti di welfare, mentre il pubblico potrebbe intervenire con contributi alle famiglie. Una formula pubblico-privata che, nelle intenzioni dell’assessore, potrebbe trasformare un vecchio modello in una risposta moderna alle nuove esigenze dell’estate.
