Il mito delle classiche vacanze italiane sembra stia tramontando per sempre, sbiadendo nella memoria collettiva di un Paese che non si riconosce più.
A scattare questa intensa istantanea che oscilla tra la nostalgia e uno studio sociologico è Maria Novella De Luca sulle pagine de La Repubblica.
Un lusso estivo
A rilanciare il ricordo amarcord dell’estate italiana anni Sessanta – tra spiagge affollate, pinete, cicale e frittate di maccheroni sotto l’ombrellone – è stato il quotidiano inglese The Guardian, celebrando quel mese di pausa «conquistato grazie alle lotte sindacali» e capace di far bene sia ai lavoratori sia all’economia.
Eppure, le ferie di oggi hanno perso il romanticismo della semplicità per trasformarsi in un bene di lusso.
Come osserva De Luca, basandosi su un sondaggio di Yougov, quest’anno il 27% degli italiani – il 2% in più rispetto al 2025 – non è andato in vacanza per difficoltà economiche, mentre la durata media delle uscite è scesa ad appena 11 giorni, spesso ridotti a fughe di appena cinque giorni da parenti o amici.
La sociologa Roberta Paltrinieri sottolinea come «la modifica dei tempi del lavoro e il reddito di una famiglia media oggi permettono “esodi” non più lunghi di una settimana o dieci giorni», evidenziando come «viviamo in un’epoca di tempo frammentato, nessuna azienda si può permettere di chiudere se non per pochi giorni, le ferie sono tornate a essere lo specchio delle diseguaglianze e in particolare per bambini e ragazzi».
La contraddizione risiede nelle vacanze scolastiche di 14 settimane, pensate per un’epoca in cui la gestione familiare poteva contare su un ammortizzatore sociale e affettivo ormai in crisi.
A confermare questo divario sono anche i dati della Fondazione Openpolis, che segnala come il 33,2% delle famiglie con un figlio non possa permettersi di andare in vacanza, una percentuale che sale drammaticamente al 53,3% tra i nuclei con tre o più figli.
Il polso del Paese
Oggi come ieri, le ferie e le vacanze misurano lo stato di salute del Paese. Non sono più soltanto i meno abbienti a dover fare rinunce, ma anche una parte crescente di middle class assediata da precarietà e salari fermi.
E se i milioni di seconde case acquistate dai nonni con i risparmi del lavoro fisso e dei mutui un tempo accessibili costituiscono un salvagente per viaggiare a costi moderati, è la dimensione polverizzata del tempo a rendere quel tipo di villeggiatura – certamente rigenerante – ormai quasi impossibile.
Per questo, suggerisce Paltrinieri, «data la frammentazione dei nostri spazi di vita, più momenti di sospensione in diversi mesi dell’anno possono aiutarci a spezzare il ritmo».
Ricordandoci, infine, che il vero lusso di oggi e di domani sarà «il diritto alla disconnessione»: la possibilità di restare, almeno per qualche giorno, invisibili e irrintracciabili.
