Dietro l’apparenza di un comune negozio di telefonia in via Marconi, nel cuore di Bologna, si nascondeva secondo gli investigatori una struttura ben organizzata dedita al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Il locale, ora posto sotto sequestro preventivo, sarebbe stato il centro operativo di un sistema capace di sfruttare la vulnerabilità economica di decine di persone straniere. Alle quali venivano promessi lavoro, alloggio e documenti regolari per l’ingresso in Italia. Come riportato da Il Resto del Carlino, l’indagine, condotta dalla Squadra Mobile della polizia ha portato all’emissione di otto misure cautelari. Tre cittadini originari dello Sri Lanka sono finiti in carcere, altri tre, tra cui due italiani e una donna cingalese, agli arresti domiciliari. Invece, per altri due indagati, è scattato il divieto di esercitare attività imprenditoriali o assumere incarichi direttivi.
Come funzionava il sistema?
A far emergere il presunto meccanismo criminale è stata la denuncia di una donna cingalese. Rivoltasi a un connazionale di 53 anni per ottenere un prestito destinato a sostenere la madre in patria, si sarebbe ritrovata intrappolata in un debito gravato da interessi del 60%. Accompagnato poi da minacce e pressioni. Da quel primo episodio, gli investigatori hanno ricostruito una rete ben più ampia. Il 53enne, considerato al vertice dell’organizzazione insieme a due connazionali di 51 e 58 anni, avrebbe gestito pratiche di ingresso irregolare sfruttando il meccanismo del decreto flussi. Dietro compensi compresi tra 18 e 20 mila euro per pratica, il gruppo avrebbe favorito l’arrivo illegale in Italia di un numero stimato tra 50 e 100 persone provenienti da Sri Lanka, Morocco e Bangladesh.
Falsi documenti e aziende fantasma a Bologna
Il cuore della truffa era rappresentato da contratti di lavoro e domicili fittizi. Per rendere credibile la documentazione, sarebbero state create aziende di facciata, inclusi ristoranti formalmente riattivati ma privi di reale operatività economica. A insospettire gli investigatori è stata soprattutto l’anomala richiesta di numerosi lavoratori in attività senza movimenti finanziari compatibili. Durante le perquisizioni domiciliari sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documentazione ritenuta utile alle indagini e ingenti somme di denaro contante. Le autorità ritengono che i casi accertati tra il 2022 e il 2025 possano rappresentare soltanto una parte del fenomeno. Il numero delle vittime potrebbe infatti essere sensibilmente più alto.
