Se acquistando un gelato anche voi avete avuto l’impressione che stecchi e cornetti si siano rimpiccioliti in modo inversamente proporzionale al conto sullo scontrino, non preoccupatevi: non siete usciti di senno.
Dietro questa diffusa allucinazione estiva si nasconde il fenomeno del “caro gelato”, un trend tutt’altro che silenzioso e che sta trasformando la merenda più amata dagli italiani in un piccolo lusso.
L’indagine
Un’indagine approfondita di Altroconsumo, ripresa da WineNews.it, rivela infatti dati sconcertanti: negli ultimi cinque anni i prezzi di coni e coppette da supermercato sono impennati del 39,6%, superando di gran lunga la stessa inflazione alimentare media.
A confermare l’impennata sono i dati Istat, i quali registrano rincari storici nel biennio 2022-2023, complici la crisi energetica e il boom dei costi di materie prime come il cacao; un’anomalia oggi finita ufficialmente sotto la lente dell’Antitrust.
Oltre alle spese di produzione, il vero colpevole è la shrinkflation, ovvero il fenomeno per cui i prodotti si rimpiccioliscono ma il prezzo resta identico o addirittura aumenta. Spiega l’associazione Altroconsumo:
«Per fare alcuni esempi, basti pensare che il Magnum Classic 5 anni fa pesava 79 grammi, oggi […] è di 75. Stesso discorso per la Coppa del Nonno: 5 anni fa […] conteneva 72 grammi, oggi siamo a 65. Il Maxibon al momento pesa 96 grammi, ma […] nel 2021 era da 102 grammi».
Conclude:
«La perdita di peso comporta, però, una crescita del prezzo a porzione: […] spendiamo il 26% in più […] per un Magnum Classic, per un Maxibon il 43% in più e per la Coppa del Nonno il 25% in più. Questo significa che l’aumento dei prezzi al chilo è ancora più alto».
A contribuire alla confusione concorre anche il gioco di prestigio dei multipack e dei formati, poiché, paradossalmente, le confezioni delle versioni “mini” dei medesimi gelati, al chilo, costano di più.
Una nuova normativa
Contro questo disorientamento tra i banchi frigo sta, però, per intervenire la legge. Come spiega Emanuela Bianchi, esperta di alimentazione e prodotti alimentari di Altroconsumo:
«Entra finalmente in vigore la norma del Codice del consumo che introduce un nuovo obbligo di informazione sulla shrinkflation. Quando un prodotto viene venduto in una confezione più piccola senza una corrispondente riduzione del prezzo, i consumatori dovranno essere informati in modo chiaro. L’obiettivo è rendere più facile accorgersi delle riduzioni di quantità e valutare con maggiore consapevolezza il reale costo del prodotto».
Un passo necessario, anche perché i presunti vantaggi nutrizionali di queste micro-porzioni sono pressoché nulli: le calorie restano simili e le ricette vengono spesso “rimodulate” sostituendo il burro con più economici grassi vegetali.
Insomma, mentre i prezzi si rimpinguano, le uniche cose a divenire realmente light paiono le tasche dei consumatori.
