I prezzi volano, con i rincari che hanno raggiunto quasi il 3% dall’inizio del 2026: l’inflazione dovuta all’incertezza della situazione geopolitica globale galoppa praticamente ovunque (Bologna compresa) e a farne principalmente le spese sono i consumatori. Dal carrello alla spesa ai servizi di vario genere, i costi iniziano a pesare sempre di più.
I dati del Comune di Bologna: l’inflazione cresce, nei primi mesi del 2026 i prezzi sono aumentati del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025
Secondo i dati del Comune di Bologna, dall’inizio dell’anno c’è stato un aumento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel numero odierno del quotidiano Il Resto del Carlino, Francesco Moroni riprende i numeri di Palazzo d’Accursio ed evidenzia i settori maggiormente interessati dall’inflazione. I servizi più cari per i cittadini bolognesi sono quelli di assistenza alla persona e protezione sociale (aumentati del 4,9%) e le spese domestiche come acqua, elettricità e gas (cresciuti del 4,2%). Rincari interessano anche i servizi finanziari e assicurativi (+3,9%).
Lo stesso vale per molti altri ambiti del settore terziario: i trasporti sono aumentati del 3%, i servizi d’istruzione del 2%, la sanità dell’1,4%, lo sport e la cultura dell’1,1%. Per quanto riguarda il settore alimentare, i prodotti che sono aumentati di più sono le bevande alcoliche e tabacchi (+3,4%). Più in generale, i prodotti alimentari sono cresciuti del 3%. Per il momento, le uniche industrie ad aver fatto registrare un calo anziché un aumento dei prezzi sono il settore secondario (con la divisione dell’abbigliamento e delle calzature in calo dello 0,2%) e quello dell’informazione e comunicazione (-2,9%).

Il carrello della spesa appare in aumento nella prima metà del 2026 (Fonte immagine: Depositphotos)
Le associazioni di categoria: «Paghiamo l’incertezza a livello mondiale». I commercianti: «Situazione più complessa, a cominciare dal clima c’è molto altro che influisce sulla produzione»
Le associazioni dei commercianti come Confesercenti e Confcommercio Ascom, ritengono che la situazione sia in larga parte condizionata da un clima internazionale d’incertezza. «C’è preoccupazione per il tasso tendenziale, che segnala un picco tra marzo e aprile ed è generato in particolare dall’aumento del combustibile e di prodotti alimentari e bevande. Crescono i costi dell’energia e delle materie prime» afferma il direttore di Confesercenti Bologna Lorenzo Rossi. «Gli analisti dicono che stiamo pagando ancora i costi della scorsa crisi energetica e che le conseguenze di questa le pagheremo per vent’anni» aggiunge Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Ascom.
Per le stesse imprese, tuttavia, la situazione appare più complessa. «Nell’ortofrutta, ad esempio, abbiamo avuto un aumento del 2%. Indubbiamente qualche aumento c’è stato ed è conseguente a una serie di condizioni, al di là della situazione geopolitica. Il clima, ad esempio, può diventare un problema» spiega l’imprenditore Valentino Di Pisa.
