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Cronache

Fuga di cervelli, il piano de Pascale per trattenere i nostri giovani

La regione Emilia-Romagna e l’Agenzia nazionale per lo sviluppo firmano un patto per trattenere nel nostro Paese i giovani italiani brillanti e talentuosi. Il mercato del lavoro, però, continua a zoppicare

Fuga di cervelli Italia
Fonte immagine: Depositphotos

Gli stipendi che non crescono nonostante il carovita e le condizioni di lavoro precarie sono i principali fattori di un fenomeno tristemente diffuso in Italia: la cosiddetta fuga di cervelli, ovvero quei giovani lavoratori italiani, competenti, brillanti e ben formati che scelgono di trasferirsi all’estero per questioni lavorative. Un fenomeno che ora le autorità italiane devono cercare di arginare.

La regione Emilia-Romagna e Invitalia trovano l’intesa per contrastare la fuga di cervelli: «La nostra regione non può essere solo un incubatore. Non possiamo lascarci scappare queste menti brillanti»

Recentemente è stato Michele De Pascale, presidente della regione Emilia-Romagna, a parlare del problema. Sul Corriere di Bologna, Marco Madonia ha riportato le parole del governatore della Regione. «Grazie al nostro ecosistema dell’innovazione e agli investimenti infrastrutturali siamo molto attrattivi per la nascita di start-up. Dobbiamo sempre migliorare per mantenere quel valore aggiunto del nostro territorio» ha affermato de Pascale, sottolineando come l’Emilia-Romagna possieda numerose eccellenze di livello internazionale (primo tra tutti il DAMA Tecnopolo di Bologna, noto centro per il supercalcolo).

Il rischio messo in evidenza da de Pascale, infatti, riguarda il fatto che la nostra regione diventi «un grande incubatore» per giovani talenti che poi si trasferiscono all’estero. «Non può succedere che noi ricerchiamo, incubiamo, aiutiamo lo sviluppo e poi questa innovazione produce benefici altrove. Noi non ce le dobbiamo lasciare scappare» prosegue.

L’investimento nelle start-up è stato anche uno dei punti del tavolo di confronto tenutosi tra la Regione e Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo che dà impulso alla crescita del Paese favorendo tra il resto la competitività delle imprese e dei territori. È proprio questo il cuore dell’intesa che si è venuta a creare: tra gli obiettivi della collaborazione tra le due parti (secondo caso in Italia dopo la Lombardia) ci sono infatti la valorizzazione delle reti territoriali, l’individuazione di fonti di sostegno economico ai progetti d’innovazione e la promozione delle start-up e della nuova imprenditoria. Il tutto con l’aiuto di investitori italiani e stranieri.

DAMA Tecnopolo di Bologna

Il DAMA Tecnopolo di Bologna, importante centro europeo per il calcolo ad alte prestazioni (crediti immagine: sito web Dama Tecnopolo)

Il mercato del lavoro, nel frattempo, zoppica. Anche a Bologna

Le intenzioni sono più che positive, ma intanto arrivano i dati di uno studio Ires sul lavoro riportato oggi sul Resto del Carlino. Nella Città metropolitana di Bologna, ad esempio, si è registrato un +3,2% degli occupati: nel 2025 erano 509.781 (22mila in più rispetto al 2024, comprese 16mila donne).

L’Osservatorio, però, ha anche evidenziato le peggiori condizioni di lavoro, con sempre più persone che abbandonano il mondo dell’industria (caratterizzato da lavoro di qualità) per “migrare” in aree lavorative con situazioni più precarie, minori tutele e paghe più basse (come il settore turistico). Il costo della vita e degli affitti, intanto, aumenta. In altre parole «è arrivato il momento di trovare un accordo sulla qualità del lavoro», come afferma il segretario della Cgil Michele Bulgarelli.

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