Il 4 marzo 2026, compleanno di Lucio Dalla, abbiamo colto l’occasione di intervistare ai microfoni di “Tutta mia è la città” il chitarrista Ricky Portera, che ha condiviso un ritratto intimo e inedito del “maestro”, svelando retroscena che intrecciano vita privata e storia del rock italiano.
Un’intervista forse datata, ma sempre interessante per contenuti che merita di essere rilanciata e ascoltata, nel caso ve la siate persa.
Lucio Dalla: un regista di emozioni
Per Portera, Dalla non è stato solo un musicista, ma un “grande regista” capace di trasformare ogni canzone in una sceneggiatura visibile a occhi chiusi. L’insegnamento più grande ricevuto da Lucio riguarda il superamento del tecnicismo: l’emozione deve sempre prevalere sul virtuosismo.
Un aneddoto emblematico riguarda la registrazione di un assolo per gli Stadio: dopo numerosi tentativi troppo “tecnici”, Dalla mentì a Ricky dicendogli che sua madre stava morendo solo per provocargli uno shock emotivo. Il risultato fu una nota sofferta, “una nota sola”, che catturò la vera sofferenza richiesta dal brano.
Dalla Sicilia a Modena: l’incontro con Vasco
Fu la madre a “indirizzare” Portera alla musica, fu lei a spingerlo verso la chitarra in modo brusco, rompendogliela sulla schiena dopo averlo sorpreso a non studiare. Un altro incontro fondamentale avvenne in una scuola di canto a Modena, dove un giovanissimo Ricky conobbe un bambino timido: Vasco Rossi. Nonostante i successi condivisi, Portera non nasconde oggi una certa amarezza verso Vasco, citando ferite legate a un’idea di amicizia che sente tradita.
La nascita degli Stadio e il mito di Ayrton Senna
L’intervista tocca anche la genesi degli Stadio. La band nacque quasi per un “debito” morale di Dalla verso i suoi musicisti dopo il tour di Banana Republic. Portera ricorda con affetto anche i compagni di viaggio, come il batterista Giovanni Pezzoli, descrivendo gli anni della gavetta passati a suonare nei locali della via Emilia, cambiando d’abito in bagni allagati.
Uno dei momenti più toccanti riguarda la registrazione dell’assolo di “Ayrton”. Fu inciso alle due di notte, utilizzando una chitarra regalatagli da Eddie Van Halen. Portera, grande appassionato di Formula 1, riuscì a trasmettere in quelle note tutto l’amore e l’emozione per il pilota brasiliano, seguendo ancora una volta la lezione di Lucio.
L’eredità di un “bugiardo” immortale
Oggi Ricky Portera guarda a Lucio Dalla come a un poeta eterno, paragonabile a Dante o Petrarca, e ammette di non riuscire a parlare di lui al passato. Lo descrive come un “bugiardo imprevedibile”, capace di nascondersi ovunque per poi riapparire.
Infine, Portera chiarisce l’origine del brano “Grande figlio di puttana”: la canzone fu dedicata a lui da Dalla e Gaetano Curreri durante le registrazioni del primo disco degli Stadio, un tributo al suo talento che “anche quando non c’è, lascia qualcosa su cui lavorare”.
