Per i commercianti di via Corticella la vicenda è ormai arrivata al capolinea: dopo mesi di richieste, mail e tentativi di conciliazione, alcuni sono pronti a portare la questione in tribunale. Al centro della disputa ci sono i danni provocati dal blackout di 17 ore seguito al tranciamento di un cavo elettrico durante i lavori della linea Verde del tram. «Siamo costretti a rivolgerci al tribunale»- ha detto Marinella Degliesposti, titolare di un negozio di alimentari in via Corticella 62 e portavoce dei commercianti coinvolti.
L’episodio risale alle 11.00 del 12 giugno 2025, quando un escavatore di Italposa, impresa subappaltatrice impegnata nei sottoservizi del cantiere affidato a Cmb, ha reciso un importante cavo dell’energia elettrica in via Corticella. Conseguentemente a ciò, dodici condomini e dieci attività commerciali, tra i civici 56 e 68 di via Corticella e parte di via Spada, sono rimasti al buio, senza corrente.
La riattivazione e il lento ripristino
Una prima riattivazione è arrivata solo intorno alle 18.00, ma solo per pochi civici e appena per mezz’ora. Un secondo tentativo, alle 23.00, aveva interessato però solo una porzione limitata della zona. Per la maggior parte delle utenze, però, la corrente è tornata soltanto alle 4.00 del mattino successivo, quando Enel è intervenuta installando un generatore d’emergenza. Nel frattempo, con temperature comprese tra i 33 e i 38 gradi, i danni sono stati inevitabili: merci deperite, frigoriferi fuori uso e incassi persi.
Nei mesi successivi gli esercenti hanno raccolto documentazione dettagliata sui danni subiti, quantificando mancati incassi, alimenti deteriorati e guasti alle attrezzature. Ha inizio così un lungo scambio di comunicazioni tra i legali delle attività, Cmb e Italposa. La prima attribuisce la responsabilità alla subappaltatrice che ha materialmente tranciato il cavo; la seconda sostiene invece di non aver ricevuto una mappatura sufficientemente precisa dei sottoservizi.
Nel frattempo il Comune di Bologna è costantemente informato della vicenda, sempre inserito nelle comunicazioni tra le parti. Interpellato dal Carlino, Palazzo d’Accursio, al momento, preferisce non commentare.
Posizioni irrigidite
A dicembre arriva un nuovo passaggio destinato a irrigidire ulteriormente le posizioni. In una comunicazione scritta, Cmb sostiene che «l’evento dannoso, se provato, è comunque riconducibile all’omessa o incompleta fornitura della mappatura dei sottoservizi da parte del Comune di Bologna; in assenza di tali informazioni essenziali, fornite dall’ente proprietario dell’area, nessuna negligenza può essere imputata all’esecutore».
Spetta ai commercianti dimostrare il danno
In sostanza, secondo Cmb, spetta ai commercianti dimostrare il danno, documentazione che, assicurano gli esercenti, è già stata prodotta, mentre la responsabilità ricadrebbe sul Comune. Poco dopo anche la compagnia assicurativa dell’impresa comunica che non procederà ad alcun risarcimento.
Fallito anche il tentativo di conciliazione, conclusosi con un nuovo rimpallo di responsabilità sulla mappatura dei sottoservizi, ai commercianti non resta che la strada delle carte bollate.
L’amarezza, racconta Degliesposti, nasce anche dalle rassicurazioni ricevute prima dell’avvio del cantiere. «Durante gli incontri preparatori il Comune ci aveva assicurato che le imprese erano coperte da assicurazione per eventuali danni. Abbiamo affrontato mesi di disagi, tenuto aperte le attività nonostante i ritardi e i continui rifacimenti dei lavori, collaborando sempre. Oggi ci ritroviamo con danni evidenti e senza alcuna tutela. È questo il modo in cui veniamo ripagati?»
(Fonte: Il Resto del Carlino, Federica Gieri Samoggia)
