Nelle nostre divagazioni su storia e curiosità legate a Bologna, oggi ci concentriamo sulla facciata di Palazzo Pepoli in via Castiglione 6-8, per una leggenda metropolitana che ogni tanto ritorna di moda: quella delle barche dei Pepoli.
Sulla facciata di Palazzo Pepoli, infatti, sono infissi eleganti ferri arcuati che terminano con una testina di serpente e hanno un grosso anello di ferro. Servivano a legarci i cavalli o gli altri animali da soma che lì venivano “parcheggiati”. I Pepoli erano i più ricchi della città e quindi anche dove legare gli animali doveva essere particolare: in tutte le altre case di Bologna bastavano semplici anelle, mentre loro vollero qualcosa di più artistico.
La leggenda metropolitana delle barche dei Pepoli
Ma la forma inusuale di quelle dei Pepoli ha fatto sorgere una strana diceria: quei ferri servivano a legare le imbarcazioni che qui giungevano attraverso il Canale di Savena.
Che davanti al Palazzo Pepoli scorresse un ramo del Canale di Savena è noto. Tutta la Via Castiglione ne era interessata, la stessa forma arcuata della strada e persino di un palazzo sono dovuti al percorso non rettilineo del canale.
Ma non era un corso d’acqua su cui potesse svolgersi un qualsivoglia tipo di navigazione. Il Canale di Savena ha una portata molto modesta come si può vedere fin dalla chiusa di San Ruffillo.

I ferri di Palazzo Pepoli in Castiglione (Foto di Maurizio Cavazza)
I due rami del Canale di Savena
Dopo il suo ingresso a Porta Castiglione il Canale di Savena si divide in due rami: il primo, più importante, scende per via Rialto (un tempo Fiaccalcollo) dove, con vari salti, muoveva ruote motrici. Poi per via Guerrazzi (un tempo Cartolerie Nuove) dove erano i cartolari; indi per Piazza Aldrovandi, via Petroni (un tempo Pellacani) dove era usato dai conciatori, Largo Respighi, via Castagnoli e infine via Moline dove termina in Aposa di fronte all’attuale civico 16.
Il secondo ramo seguiva la via Castiglione e veniva deviato in parte per via del Cestello e poi per Via Castellata. Dal torresotto in poi non poteva non essere che poco più di un rigagnolo visto tutte le sottrazioni e vista anche la larghezza modesta della strada; larghezza nella quale coesistevano sia il canale sia il traffico. E poi c’era l’attraversamento di Via Miola (antenata di Via Farini) e c’era un ponticello sicuramente basso e angusto.
L’unica risposta possibile: ferri per i cavalli
Quale tipo di imbarcazione potesse usare questo fossetto per una navigazione è una domanda a risposta unica: nessun tipo. Anche se la suggestione di barche che approdano a Palazzo Pepoli ha colpito anche insospettabili studiosi, non è una cosa realistica. Quei ferri sono serviti sempre e soltanto a quadrupedi e mai nemmeno alla più piccola scialuppa. Inoltre, quei ferri non sono antichi, sono di fine 800, quando il Palazzo Pepoli ha subito un profondo restauro e il canale era tombato da secoli.
Com’è nata la leggenda delle barche dei Pepoli?
Volendo cercare di capire come possa essere nata una tale diceria avanzo una ipotesi. Nelle piante della città dei secoli XVI-XVII, piante non zenitali ma descrittive, i canali di Reno e di Savena erano ben evidenziati e il Canale di Savena era disegnato largo come quello di Reno o come l’Aposa, compreso il ramo Castiglione. In alcune piante a spiegazione che la cosa descritta era un corso d’acqua veniva disegnata una barchetta: una lettura acritica, frettolosa e fantasiosa può aver ingenerato l’equivoco.
Probabilmente, quando c’era acqua (perché il Canale di Savena d’estate era spesso in secca e quando era attivo aveva una ripartizione molto frazionata per i vari usi e per le tante diramazioni) le uniche imbarcazioni che ha mai visto sono state le barchette dei bambini che giocavano sulle sue sponde.
