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La famiglia dei Bentivoglio discende da Re Enzo?

I Bentivoglio discendono da Re Enzo figlio di Federico II? Quasi certamente no, è una leggenda metropolitana messa divulgata per nobilitare una famiglia potente ma senza natali nobili

Palazzo Re Enzo in una cartolina degli anni Quaranta
Palazzo Re Enzo - Cartolina degli anni Quaranta (© Simone Zanetti)

La domanda che fa da titolo a questa storia non è così peregrina, ma la risposta è altrettanto semplice: la nobile famiglia bolognese dei Bentivoglio non discende da Re Enzo, ma pur tenendo conto di questo spoiler, è il caso di approfondire la situazione per capire come possa nascere una leggenda metropolitana.

La famiglia Bentivoglio: potente e ramificata

Dal 1401 al 1506 la famiglia Bentivoglio fu la prima in città e quasi ininterrottamente in quel periodo un suo esponente fu di fatto Signore di Bologna. Prima Giovanni, poi Anton Galeazzo, quindi Annibale, Sante e infine Giovanni II.

Famiglia vasta e ramificata, generò anche un ramo collaterale: i Bentivoglio “non dominanti” discendenti da Bente, fratello di Francesco, bisnonno di Giovanni I, ma ricchi e potenti anche loro, tanto da essere famiglia Senatoria fin dal 1466.

Ma come detto, non vennero coinvolti nelle vicende relative al “dominio” della città, tanto da poterci restare tranquillamente quando ne vennero cacciati gli altri e da poter costruire il loro Palazzo nei pressi del Guasto dei loro lontani cugini.

La famiglia era presente e cospicua in città già da più di un secolo. I Bentivoglio erano stati ricchi beccai (macellai) e poi avevano diversificato i loro interessi in tutte le attività più lucrose (pur mantenendo aperta la beccaria) fino ad avere i mezzi e le capacità di essere riconosciuti di fatto Signori della città.

Quindi una famiglia di imprenditori uscita da quel “popolo grasso” che era la spina dorsale della città. Borghesi quindi, alto borghesi, “razza padrona” (per usare una formulazione suggestivamente partigiana ed antiquata), ma nobiltà zero.

Stemma della famiglia Bentivoglio

Stemma delal famiglia Bentivoglio (© Wikipedia)

Borghesia e nobiltà, la volontà dei Bentivoglio di nobilitarsi

A riprova di questo c’è lo stemma di famiglia qui sopra, che rappresenta una sega da macellaio. Ma in chi si è fatto da sé spesso scatta la molla a “nobilitarsi”, come se il successo e la ricchezza non bastassero. Vediamo come spesso i nuovi potenti cerchino la legittimazione proprio da quelli che hanno appena scalzato; il Don Calogero Sedara del Gattopardo ne è un esempio geniale e gustoso.

Attorno ai Bentivoglio, ad opera certamente di qualche cortigiano nacque una leggenda. Il gossip compiacente ed ossequioso non l’hanno inventato certo inventato oggi…

Dice alla lettera una cronaca bolognese del sec. XV: «nota che il ditto Re se inamorò di una contadina da Viadagola che havea nome Lucia; la qual era la più bella giovane si potesse vedere, e quando ditta Lucia veniva in piazza il Re diceva: “anima mia, ben ti voglio».

Pietro Asinelli che ogni giorno stava con lui si adoperò e «la fè venire dal Re, et insomma se ingravidò e partorì un putto maschio e poseli nome Bentivoglio. Del quale ne discese la nobil casa Bentivoglio».

La cronaca è contemporanea al periodo di dominazione bentivolesca e quindi cortigiana e senza dubbio di parte. Sembra che la sua divulgazione sia opera di Jacopo dal Poggio, segretario di Giovanni II Bentivoglio.

Re Enzo imprigionato a Bologna (© Wilipedia)

Re Enzo imprigionato a Bologna (© Wilipedia)

Re Enzo, figlio di Federico II, prigioniero a Bologna

Il Re in questione altri non è che Re Enzo di Sardegna, figlio di Federico II Imperatore, prigioniero a Bologna dal 1249 al 1272 in seguito alla battaglia di Fossalta.

La sua prigionia presto si trasformò in pratica in una ospitalità forzata. Questi si sarebbe innamorato di una fanciulla bolognese, tale Lucia di Viadagola, che è una località fuori San Donato dove i Bentivoglio avevano molte terre.

Il Re, secondo questa leggenda metropolitana, ripeteva sempre alla sua innamorata: «o quanto ben ti voglio!» e per questa ragione il frutto dei loro amori sarebbe stato il capostipite dei “Ben-ti-voglio”.

La cosa interessante di quella che probabilmente è solo una leggenda è che pur di nobilitarsi si è disposti a chiudere un occhio sulle virtù delle bis-bisnonne…

E tu cosa ne pensi?

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