Dopo la Toscana e la Sardegna, l’Emilia-Romagna è diventata la terza regione italiana ad avere una legge sul fine vita: il numero odierno di Repubblica riporta infatti che la nostra regione ha ufficialmente approvato la nuova normativa sul suicidio medicalmente assistito, una questione sensibile e delicata che da sempre solleva pareri contrastanti.
Fine vita in Emilia-Romagna, l’eutanasia legale può essere effettuata solo in determinate condizioni. Il presidente della Regione de Pascale: «Si tratta di un atto di civiltà»
Ne avevamo parlato quasi due mesi fa. Il testo della norma che andrà a regolare il percorso assistito per i malati terminali, ideata dalla maggioranza e discussa in aula, era pronto già il 9 giugno. Il piano era che la legge venisse approvata entro la fine dell’estate. Così è stato e il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale si è detto soddisfatto.
«Questa legge non crea nuovi diritti né introduce condizioni diverse rispetto a quelle già definite dalla Corte Costituzionale. Si limita a tradurre in procedure obiettive, imparziali e uguali per tutti i principi affermati dalla sentenza 242 del 2019, rendendoli concretamente applicabili e colmando un vuoto legislativo nazionale. Credo sia una legge rispettosa di tutte le sensibilità. Ora serve una legge nazionale» sono le sue parole.

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Il contenuto della normativa è diviso in 12 articoli, con i quattro requisiti necessari per richiedere il fine vita ben chiari. La persona interessata deve purtroppo soffrire di una malattia irreversibile, con problematiche fisiche o psicologiche considerate intollerabili. Deve inoltre essere dipendente da trattamenti salvavita indispensabili, ma allo stesso tempo essere in grado di scegliere in modo libero e consapevole.
La norma stabilisce che, una volta presentata domanda, il caso debba essere preso in analisi entro tre giorni dal Comitato Regionale per l’Etica nella clinica (COREC) e da una commissione territoriale composta anche da un infermiere (ed eventualmente dal medico di base). Il procedimento di valutazione deve procedere «senza ingiustificati ritardi», così da regolare i tempi operativi.
