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Badanti sempre più anziane, l’allarme in Emilia-Romagna: «Manca il ricambio generazionale»

Sono 70mila le assistenti familiari regolarmente sotto contratto, ma il 40% ha già superato i 60 anni.

Il sistema dell’assistenza familiare legata a badanti e colf in Emilia-Romagna si trova davanti a una trasformazione che rischia di diventare critica nei prossimi anni. Sono circa 70mila le assistenti familiari regolarmente contrattualizzate nella regione, ma il dato più significativo riguarda l’età: il 40% ha più di 60 anni, mentre appena il 4,5% è sotto i 35. Le donne rappresentano circa il 93% del totale, in prevalenza provenienti dall’Est Europa. Numeri che fotografano un settore sempre più anziano e nel quale il ricambio generazionale appare ancora insufficiente.

Chi si occuperà delle persone non autosufficienti?

L’allarme è stato rilanciato dalla Cisl durante un incontro dedicato alla cura della persona, partendo anche dai dati del rapporto Idos Immigrazione-Dossier statistico 2025. Carmela Lavinia, segretaria regionale Cisl con delega alle Politiche sociali, evidenzia come il peso dell’assistenza ricada sempre più sulle donne e sulle famiglie, che spesso non riescono a sostenere da sole questa responsabilità. «Occorre migliorare la qualità dell’assistenza e le condizioni di lavoro. E collettivizzare parte dei costi, perché la gestione di questa catena non può essere privata». Il sindacato chiede inoltre di ripensare le politiche migratorie per affrontare il futuro del settore.

La Regione punta sulla formazione di badanti e colf

Anche le istituzioni guardano a un modello di assistenza destinato necessariamente a cambiare. Isabella Conti, assessore regionale al Welfare, avverte: «Dobbiamo prepararci per un’assistenza diversa, che valorizzi tutti i soggetti». E aggiunge: «Meno nascite, popolazione sempre più anziana: la tempesta perfetta. Ma noi, come istituzione, dobbiamo lavorare senza sosta per questa catena del bene». Nel 2025 le persone non autosufficienti erano circa 200mila, mentre 35mila sono state assistite dalla Regione. Per il welfare sono stati investiti 565 milioni di euro, con altri 29,8 milioni previsti quest’anno. Tra le priorità c’è la formazione: «Potrebbero essere organizzati corsi in loco, in seguito ad accordi bilaterali coi Paesi d’origine. Inoltre abbiamo messo 5 milioni strutturali per formare Oss, ora partiranno i bandi».

Dalla formazione alla rete: quale futuro?

Per Ruth Ore Vilca, che lavora alla Cooperativa Aurora di Parma, anche l’inserimento e la crescita professionale possono fare la differenza: «Sono in Italia dal 2002: la mia prima famiglia mi ha fornito libri per studiare. Questo mi ha incentivato». Barbara Cellato, coordinatrice degli sportelli Colf Badanti, individua invece un altro rischio: «è la solitudine. La sfida sarà costruire una rete che faccia sentire meno sole le persone». Per la Cisl, dunque, il futuro passa da formazione, nuove politiche migratorie e una maggiore condivisione dei costi e delle responsabilità della cura.

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