Classe 1995. Due David di Donatello per la miglior attrice non protagonista, due Nastri d’argento e un premio Flaiano. Bolognese di nascita, elegante per vocazione. Parliamo di Matilda de Angelis, la talentuosa attrice cresciuta sotto le Due Torri che si trova a Venezia per il consueto appuntamento con il Festival del Cinema. Il film presentato al Lido è ‘Balcanica’, diretto dal regista Nicola Sorcinelli, dove Matilda interpreta Greta, una dottoressa italiana che affronta la sua prima missione umanitaria.
Del film, e non solo, ne parla nell’edizione odierna del Resto del Carlino la giornalista Benedetta Cucci. La storia del film ripercorre la fuga di due musicisti afghani, padre e figlio, diretti verso l’Italia in seguito alla messa al bando della musica nel paese d’origine. Una storia che ripercorre un’attuale verità storica.
Le parole di Matilda De Angelis
L’attrice è intervenuta direttamente dal Lido di Venezia per parlare del film. Molte considerazioni personali sono fuoriuscite dalla conferenza stampa di presentazione: Matilda De Angelis ha fatto suo il ruolo, sposandone la causa. «Ci sono tanti modi per sterminare una popolazione, tanti modi per affamare un popolo, lo vediamo ogni giorno, da Cuba alla Palestina».
Chi è Greta? La risposta arriva direttamente dall’interprete: «Greta esprime lo sguardo occidentale e quindi anche vive del privilegio di potersi imbarcare in un viaggio sapendo che se il confine è troppo complesso, può tornare indietro. Ho una grande ammirazione per le persone che decidono di agire e portare la propria umanità e professionalità sul campo e di toccare con mano vite ed esperienze da cui non si torna indietro. Ci vuole un certo tipo di pelo sullo stomaco per affrontare un’esperienza così. Io come Nicola Sorcinelli mi sono sempre chiesta come fanno le persone a non vedere, dietro a questi numeri, perché si parla sempre di numeri, le proprie figlie, le proprie madri, i propri parenti. Questo film ci ricorda cosa succede quando arte e creatività vengono censurate. Anche l’arte è emblematica, perché è metafora della libertà di espressione».
