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Cinema

Wild Horse Nine, McDonagh conquista Venezia tra CIA, memoria e ironia

Il nuovo film del regista di Tre manifesti a Ebbing, Missouri porta al Lido CIA, golpe cileno e omicidio Kennedy.

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A presenter is filmed on the red carpet prior to the 83rd edition of the Venice Film Festival in Venice, Italy, on Monday, Aug. 31, 2026. (Photo by Alessandra Tarantino/Invision/AP)

Mettere nello stesso film il golpe cileno del 1973, l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, le operazioni della CIA in giro per il mondo e le inquietanti domande sulla morte sembrava un’impresa quasi impossibile. Martin McDonagh, però, ci è riuscito con Wild Horse Nine, presentato in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia. Il regista costruisce un racconto capace di alternare tragedia e comicità, malinconia e momenti surreali, seguendo due agenti della CIA arrivati al termine della loro vita e costretti a fare i conti con ciò che hanno fatto. Il risultato ha raccolto l’applauso del pubblico del Lido e ha già alimentato le prime ipotesi in vista degli Oscar.

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Malkovich, un protagonista da applausi

Al centro del film c’è John Malkovich, 72 anni, che interpreta uno dei due agenti con un’interpretazione sospesa tra ferocia e fragilità. Il suo personaggio porta con sé i ricordi dell’attentato a Kennedy e le memorie registrate nella speranza di fare luce su una vicenda che continua a tormentarlo. Malkovich alterna isteria, tenerezza e malinconia, sostenuto da dialoghi taglienti che rappresentano uno dei punti di forza della pellicola. Al suo fianco si distinguono Sam Rockwell e Steve Buscemi, in un’atmosfera che richiama anche il cinema dei fratelli Coen. Per Malkovich, intanto, si comincia a parlare di una possibile candidatura all’Oscar, ma l’attore preferisce non alimentare il confronto: «Ho alle spalle una lunga carriera, ho avuto la fortuna di lavorare con registi e attori davvero straordinari. Non mi sento in competizione con nessuno di loro. Persone che amano ciò che fanno. Ed è una cosa bellissima. E la cosa ancora più bella è che il film possa trovare l’attenzione degli altri: questo è ciò che conta di più per me».

Il passato parla ancora al presente a Venezia?

La pellicola guarda soprattutto al 1973, ma inevitabilmente richiama alcune questioni ancora attuali. Interpellato sui possibili parallelismi con il presente, McDonagh chiarisce: «Quando abbiamo scritto il film volevo solo parlare del 1973. Ma certo, guardando al presente, sembra che sia una sorta di riflessione sulla situazione attuale». Il regista ha scelto di riportare al centro le operazioni della CIA in diversi Paesi, dal Guatemala al Congo fino alla Baia dei Porci, concentrandosi anche sul senso di colpa e sul pentimento di uno dei protagonisti. «In verità si è sempre parlato poco delle cose terribili che gli agenti della Cia hanno fatto in tutto il mondo negli ultimi cinquant’anni. E il film parla di questo. Parla del Guatemala, del Congo, della Baia dei Porci».

Una ferita ancora aperta in Cile

Tra gli interpreti figura anche l’attrice cilena Mariana Di Girolamo, per la quale il riferimento al colpo di Stato non rappresenta soltanto un elemento della sceneggiatura. «Questa storia risuona ancora fortemente, nel mio paese, più di cinquant’anni dopo il golpe in cui fu ucciso il presidente Allende. Penso che sia importante continuare a raccontare, per non dimenticare. Per noi cileni, quella è una ferita aperta, qualcosa con cui siamo cresciuti. E penso che sia un bene che se ne parli». Proprio questa capacità di intrecciare la grande storia con il tormento personale dei protagonisti rende Wild Horse Nine uno dei titoli più discussi della giornata veneziana.

La Mostra di Venezia guarda già alla prossima giornata

Mentre Wild Horse Nine incassa consensi, la competizione dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia prosegue con nuovi appuntamenti. In concorso arrivano il giapponese Shin’ya Tsukamoto con Mr. Nelson, Did You Kill People? e il francese Cédric Kahn con 15/18 (A Place to Heal). Fuori concorso è invece atteso Paul Schrader con The Basics of Philosophy, mentre nella sezione Orizzonti spazio a La città dei vividi di Edoardo Gabbriellini. Al Lido, dunque, la corsa continua, ma il film di McDonagh ha già lasciato un segno importante, trasformando una storia di spionaggio e violenza in una riflessione amara sul peso della memoria, della colpa e della morte.

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