La notizia degli scontri e di nuovi atti di guerriglia urbana avvenuti ieri pomeriggio nella zona della stazione di Bologna ha subito fatto il giro dei quotidiani nazionali. Anche in questo caso si è trattato di un gruppo di giovani facinorosi che, sfruttando le manifestazioni in protesta del caro vita organizzate in tutt’Italia, ne hanno approfittato per compiere verie e proprie azioni di vandalismo.
Scontri in zona stazione tra vandali e forze dell’ordine, il sindaco di Bologna Lepore: «Atti da condannare che non c’entrano nulla con le manifestazioni pacifiche»
Sul numero odierno di Repubblica, Giuseppe Baldessarro approfondisce l’accaduto. Secondo quanto riportato, al raduno delle 14 si sono presentati alcuni collettivi composti da giovanissimi incappucciati o con il volto coperto. Decine i vandali che, gridando parole d’odio, hanno iniziato a marciare su via Indipendenza e via Marconi colpendo le vetrine e imbrattando i muri di scritte. In piazza Medaglie d’Oro, quella antistante alla Stazione Centrale, ulteriori atti di guerriglia, con gli antagonisti che hanno iniziato a lanciare oggetti in direzione delle forze dell’ordine (pezzi di ferro, sassi e bottiglie in particolare). Gli scontri sono andati avanti fino a tarda notte.
Una violenza che poco ha a che fare con le motivazioni delle proteste, nate per denunciare il caro vita, gli stipendi bassi e altre ingiustizie. Lo stesso sindaco di Bologna Matteo Lepore ha condannato quanto successo. «Le scene a cui stiamo assistendo in queste ore nella zona della stazione sono inaccettabili. La devastazione dei beni pubblici, i danneggiamenti e la violenza non hanno alcuna giustificazione – scrive il primo cittadino del capoluogo emiliano – Mi rivolgo ai ragazzi che stanno scendendo in piazza in tante città italiane: siate i primi a isolare chi usa una manifestazione come pretesto per sfogare la propria rabbia e devastare la vostra città. Chi usa la violenza scredita per prima cosa le ragioni di chi manifesta. Siamo vicini alle forze dell’ordine che stanno provando a contenere i disordini e una manifestazione che non ci risulta fosse autorizzata».
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