Sono 480 i neodottori protagonisti della tradizionale cerimonia in Piazza Maggiore, un’edizione che segna un record e che raccoglie i primi risultati degli investimenti del Pnrr nei percorsi di dottorato.
Ad aprire l’evento, accompagnato dalle note dell’orchestra, è stato il corteo accademico composto da docenti, direttori di dipartimento e prorettori, insieme all’assessora comunale Roberta Li Calzi e al rettore Giovanni Molari. Dal 2012, quando l’allora rettore Ivano Dionigi istituì questo momento di celebrazione cittadina, i dottori di ricerca si ritrovano sul Crescentone, in toga e tocco, per sancire simbolicamente la conclusione del loro percorso accademico.
«Due anni fa abbiamo registrato mille ingressi nei corsi di dottorato, quest’anno sono stati gli ultimi 800. Successivamente i numeri caleranno inevitabilmente, ma si è trattato di un’opportunità straordinaria», ha spiegato Molari, sottolineando come l’attuale ondata di dottorandi sia legata alle risorse straordinarie del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
«Oggi il dottorato è diventato uno snodo fondamentale anche per le imprese»
Secondo il rettore, il dottorato non rappresenta più esclusivamente la porta d’accesso alla carriera universitaria. «Sono numeri che non consentono a tutti di proseguire il proprio percorso all’interno degli atenei. Oggi il dottorato è diventato uno snodo fondamentale anche per le imprese», ha osservato. L’Università di Bologna, ha ricordato, ha stabilizzato quest’anno 150 ricercatori, ma non sarebbe comunque in grado di assorbire tutti i nuovi dottori di ricerca.
Le borse di dottorato
Molari ha inoltre richiamato l’attenzione sul tema delle borse di dottorato, giudicate inadeguate rispetto al costo della vita. «L’importo minimo nazionale, pari a 1.200 euro al mese, è ormai insufficiente in una città come Bologna ed è significativamente inferiore agli standard europei», ha affermato, rivolgendo un appello al Governo.
Per la permanenza di talenti
Il rettore ha poi sollecitato anche la Regione Emilia-Romagna a rafforzare le proprie politiche di attrazione e permanenza dei talenti. «La regione dispone di un ecosistema favorevole all’innovazione, di un tessuto produttivo dinamico e di una forte collaborazione tra università e sistema economico. Eppure continua a perdere figure altamente qualificate, in particolare dottori di ricerca, che scelgono di proseguire la propria carriera altrove. Le motivazioni non sono soltanto economiche».
