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Cinema

“Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum”: iniziano le riprese e scoppia il caso casting

Oltre al primo teaser de “Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum”, fanno discutere le parole di Andy Serkis relative al cast e al supposto folklore nordico che permea l’opera di Tolkien e del supposto “ambiente molto bianco” della Contea.

Il ciack della prima scena de "Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum"
Il ciack della prima scena de "Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum" (Warner Bros)

Come abbiamo riportato pochi giorni fa, le riprese de “Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum” sono iniziate ufficialmente, e lo ha comunicato lo stesso Andy Serkis con il primo teaser.

La community sta già speculando sulla location mostrata nel video che appare un’ambientazione di montagna: ecco quindi spuntare i nomi delle Montagne Nebbiose o di Cirith Ungol, con la possibilità che si approfondisca il legame mai chiarito da Tolkien tra Gollum e Shelob.

Serkis e il caso casting de “La caccia a Gollum”

Ma al centro del dibattito dell’interessante live di Sentieri Tolkeniani, una community di esperti del settore, sono state le dichiarazioni di Andy Serkis sul casting. Il regista ha difeso una visione della Contea come un ambiente “molto bianco“, influenzato dal folklore nordico, dichiarando che non verranno fatte scelte di casting basate solo sul “politicamente corretto”.

Questo ha portato all’approfondimento sulla realtà di queste affermazioni per cui Tolkien avrebbe fondato il proprio mondo sul “folklore nordico” e che la Contea fosse un ambiente bianco. A prescindere dal fatto che il regista può e deve operare delle scelte che rimangono sue e legittime, gli intervenuti hanno evidenziato alcune criticità in questa presa di posizione di Serkis.

Ma l’opera di Tolkien è molto più che folklore nordico

Citiamo solo brevemente il punto di vista per cui se l’etnia non è funzionale alla trama, non dovrebbe essere un problema ma una possibilità interpretativa del regista che dovrebbe puntare ad avere il migliore attore possibile a prescindere dal colore della pelle o dall’etnia, e andiamo a quelle che sono le criticità nel discorso di Serkis.

Tolkien stesso descrive alcune stirpi Hobbit (tipo i Pelopiedi o anche lo stesso Sam Gamgee) come di carnagioni più brune o olivastre, rispetto ad altri, e Tolkien stesso dice che i primi elfi che video degli orchi, pensarono che fossero elfi scuri, mai andati a Valinor, non trovando quindi strano la pelle molto più scura degli orchi rispetto alla loro.

Ma ancora di più: Tolkien ha sempre rifiutato l’idea che fosse la sola mitologia nordica ad avere partecipato alla sua creazione e vi sono molti più retroterra culturali che permeano i suoi scritti.

Tolkien e l’Odissea: un legame epico

E per evidenziare ancora di più il legame tra il “mondo classico” e la Terra di Mezzo, Pierluigi Cuccitto ha approfondito il tema con alcuni paralleli tra i navigatori dei racconti tolkeniani e l’Odissea.

Nello specifico: Eärendil rappresenta il viaggio benedetto verso l’ignoto e la speranza, Aldarion incarna l’inquietudine e la “febbre” del mare che porta lontano dagli affetti mentre Ar-Pharazôn viene punito per la propria superbia e il non voler accettare i limiti imposti, proprio come l’Ulisse di Dante.

Senza poi citare l’Unico Anello, che Tolkien stesso dichiarò essere ispirato dal racconto di Platone sull’Anello di Gige, altra citazione del mondo classico e mediterraneo.

E tu cosa ne pensi?

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