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DEL AMITRI – WAKING HOURS

Con “Waking Hours” i Del Amitri smettono di essere una semplice promessa e si consacrano sulla scena internazionale.

Del Amitri ©Del Amitri - Nothing Ever Happens
Del Amitri ©Del Amitri - Nothing Ever Happens

Uscito il/nel: 10 Luglio 1989
Etichetta: A&M
Numero di catalogo: AMA 9006
Durata: 45′ 49″

TRACCE
Lato A
Kiss This Thing Goodbye (Currie – Harvie – Slaven) 4’35”
Opposite View (Currie) 4’52”
Move Away Jimmy Blue (Currie – Harvie) 3’47”
Stone Cold Sober (Currie) 4’57”
You’re Gone (Currie – Harvie) 5’10”
Lato B
When I Want You (Currie) 4’32”
This Side of the Morning (Currie) 4’21”
Empty (Currie) 4’38”
Hatful of Rain (Currie – Harvie – Slaven) 5’01”
Nothing Ever Happens (Currie) 3’53”

Glasgow, 1987.
Quattro ragazzi si stanno dando da fare.
Si chiamano Justin Currie, Iain Harvie, Mick Slaven e Paul Tyagi e per la loro band hanno scelto il nome Del Amitri, una storpiatura del nome Dimitri, probabilmente un produttore cinematografico la cui identità è ignota.
Currie è il frontman e il leader ma nonostante le ottime recensioni ricevute dalla critica il loro, eponimo, album di debutto ha venduto poco.
Hanno anche cambiato etichetta ma la sensazione è che questo secondo lavoro sia già una sorta di ultima spiaggia.
È un momento di transizione per la musica inglese: il post-punk ha ormai esaurito la sua spinta iniziale, il synth-pop domina ancora molte classifiche, il Madchester sta emergendo e il grunge americano non è ancora arrivato. In questo spazio sospeso i Del Amitri costruiscono un suono caldo, pieno di chitarre limpide, arrangiamenti raffinati e testi intimisti. Non cercano l’ironia tagliente di molte band britanniche del periodo e nemmeno l’estetica aggressiva del rock alternativo, preferiscono raccontare relazioni, disillusione, desiderio e vulnerabilità in un modo che alla fine degli anni Ottanta appare quasi fuori moda e proprio per questo molto personale.
A dare una mano ci sono i Commotions di Lloyd Cole più un altra manciata di turnisti dai nomi non altisonanti ma con un solido bagaglio alle spalle.
Il titolo Waking Hours suggerisce proprio la dimensione della coscienza quotidiana, delle ore trascorse svegli dentro pensieri spesso inquieti. Non è un album rumoroso o spettacolare; lavora sulle sfumature. Le chitarre di Iain Harvie sono essenziali per definire il carattere del disco: brillanti ma mai invasive, capaci di evocare sia il folk-rock americano sia il jangle pop britannico. Anche la produzione evita eccessi tipici del periodo: molte canzoni suonano fresche proprio perché non inseguono mode troppo marcate.
L’apertura con Kiss This Thing Goodbye definisce subito il tono emotivo del disco. È una canzone di separazione, ma non esplode mai davvero in rabbia. Il ritmo è scorrevole, quasi elegante, mentre Currie canta con una voce che sembra trattenere continuamente qualcosa. Il contrasto tra melodia luminosa e dolore sottinteso diventa una delle firme dell’album. Il brano ottiene un buon successo radiofonico e permette alla band di raggiungere un pubblico più ampio.
Opposite View è una delle composizioni che mostrano meglio la maturità narrativa dei Del Amitri. Il testo osserva l’incapacità di comunicare all’interno di una relazione senza trasformare il conflitto in melodramma. C’è una calma disillusa nel modo in cui Currie racconta le incomprensioni, e la musica accompagna questa sensazione con una costruzione morbida, quasi sospesa.
Con Move Away Jimmy Blue il gruppo realizza una delle canzoni più toccanti dell’intero disco. Il brano parla di un uomo rimasto fermo mentre il mondo continua a muoversi. Non c’è giudizio crudele verso il protagonista; piuttosto emerge una compassione malinconica per chi non riesce a trovare il proprio posto. L’arrangiamento cresce lentamente e il ritornello ha una forza emotiva enorme proprio perché evita effetti teatrali. È una canzone sulla paralisi esistenziale e sul passare del tempo, temi molto presenti nella scrittura di Currie.
Stone Cold Sober introduce invece un’energia più nervosa e ritmica. Qui il gruppo si avvicina maggiormente a un rock chitarristico dinamico, pur mantenendo la propria attenzione per la melodia. Il testo usa l’immagine della sobrietà non come liberazione rassicurante ma come stato di lucidità quasi dolorosa. Il brano diventa uno dei singoli più noti della band e mostra come i Del Amitri sappiano scrivere pezzi accessibili senza sacrificare complessità emotiva.
You’re Gone chiude il primo lato e parla dell’assenza lasciata da una persona amata, ma non lo fa con rabbia o disperazione teatrale. Il sentimento dominante è una malinconia lucida, quella sensazione in cui si accetta che qualcuno non faccia più parte della propria vita, pur continuando a sentirne il peso in ogni gesto quotidiano.

When I Want You, che apre la seconda facciata del vinile, suggerisce una relazione vissuta in modo intermittente, quasi egoistico. Nel testo emerge la sensazione di cercare qualcuno soprattutto nei momenti di solitudine o vulnerabilità. Currie dimostra un talento particolare nel raccontare rapporti imperfetti, pieni di esitazioni e sensi di colpa, e qui evita completamente il linguaggio enfatico delle classiche ballate d’amore.
This Side Of The Morning ha un’atmosfera notturna e sospesa. Già dal titolo, si percepisce l’idea di trovarsi in quel momento fragile prima dell’alba, quando i pensieri sembrano più pesanti e le emozioni più difficili da controllare: qui la notte diventa uno spazio mentale fatto di solitudine, desiderio e inquietudine.
Il tema centrale di Empty è il senso di vuoto interiore. Non si tratta soltanto della fine di una relazione, ma di qualcosa di più profondo: la sensazione di essere scollegati da sé stessi e dagli altri, come se le emozioni fossero consumate o incapaci di dare conforto.
Hatful of Rain porta il disco in una dimensione ancora più intima. La pioggia, immagine ricorrente nella musica scozzese e britannica, diventa qui simbolo di stanchezza emotiva. L’interpretazione vocale è trattenuta ma intensa, e la band lascia molto spazio all’atmosfera. In generale, Waking Hours usa spesso arrangiamenti apparentemente semplici per creare profondità emotiva: piccoli dettagli di chitarra, linee di basso melodiche, tastiere discrete.
Il capolavoro arriva alla fine.
Nothing Ever Happens, vero capolavoro che chiude il disco, è considerata il centro tematico dell’album. Musicalmente è calma, quasi ipnotica, ma il testo descrive un mondo anestetizzato dall’abitudine e dall’indifferenza. Currie elenca scene quotidiane, frammenti di vite ordinarie e alienate, costruendo un ritratto sociale molto britannico, fatto di periferie, televisioni accese e sentimenti repressi. Il ritornello, con quella frase apparentemente semplice — “nothing ever happens” — diventa ambiguo: non significa davvero che non accade nulla, ma che le persone smettono di accorgersi di ciò che accade intorno a loro. È una canzone che unisce critica sociale e malinconia personale con grande eleganza.

L’ACCOGLIENZA

L’accoglienza della critica sarà in larga misura molto favorevole, anche se non unanimemente entusiastica. Molti recensori noteranno subito una maturazione enorme rispetto al primo album. Verrà lodata soprattutto la scrittura di Justin Currie, considerata uno degli elementi distintivi del disco: testi intelligenti, malinconici, ironici e profondamente osservativi, capaci di raccontare la banalità della vita quotidiana con una vena di disillusione molto britannica. Diversi critici sottolineeranno come Currie riesca a scrivere canzoni pop estremamente melodiche senza rinunciare a una notevole densità emotiva e letteraria. La sua voce, calda ma vulnerabile, contribuisce a dare ai brani un tono intimo e umano che viene percepito come autentico e privo di manierismi.
Dal punto di vista del pubblico, l’album avrà un successo inizialmente graduale più che esplosivo. Non sarà un fenomeno immediato, ma beneficierà di un passaparola molto forte e di un’intensa programmazione radiofonica nel Regno Unito. Entrerà nelle classifiche britanniche e rimarrà in circolazione abbastanza a lungo da costruirsi una reputazione solida e durevole. “Nothing Ever Happens” in particolare diverrà una hit significativa che contribuirà enormemente ad ampliare il pubblico della band. L’album venderà abbastanza bene, facendo spiccare definitivamente i Del Amitri come gruppo di primo piano nella scena pop-rock britannica dei primi anni Novanta.

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