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Fatti e curiosità del Borgo e del Pratello. Tra la Madonna del Soccorso e Luvèin

Un viaggio nella storia popolare di Bologna tra il Borgo San Pietro e il Pratello: dalla peste del 1527 alla devozione per la Madonna del Soccorso, fino alla “vivace” festa dell’Addobbino e alle storie di personaggi come Luvèin.

Santuario del Borgo di San Pietro
Santuario del Borgo di San Pietro

Nel nostro girovagare per Bologna, la sua storia e le sue strade, oggi ci soffermiamo su alcuni fatti del Borgo di San Pietro e del Pratello.

Nel 1527 vi fu a Bologna una epidemia di peste che fece più di diecimila morti. Questa epidemia probabilmente fu un “effetto collaterale “della invasione dei Lanzichenecchi che andarono a saccheggiare Roma per ordine del “cattolicissimo” Imperatore Carlo V.

La pesta a Bologna, colpisce meno il Borgo San Pietro

La tradizione dice che i Confratelli della Compagnia del Soccorso, impetrata la protezione della “loro” Madonna, furono immuni dal contagio. Senza voler entrare nel merito di fatti supposti miracolosi, è probabile che la peste infierisse meno che da altre parti nella zona di “pertinenza” della suddetta Compagnia, il Borgo di San Pietro.

Agli inizi del 1500, nella nicchia creata da una arcata delle mura in fondo a Via del Borgo di San Pietro, fu appesa da alcuni ragazzi un’immagine di carta della Madonna, che divenne oggetto di devozione. Poco più tardi si arrivò alla decisione di collocare in quella nicchia qualcosa di meno deteriorabile: una statua della Madonna col Bambino, già allora considerata “antica”, di legno colorato, donata da un borghigiano.

È quella ancor oggi venerata, di quasi un metro di altezza, ridipinta più volte nel corso dei secoli. Sembra risalire al 1200 o 1300 e presenta qualche somiglianza con le sculture di Benedetto Antelami.

Statua lignea della Madonna del Borgo

Statua lignea della Madonna del Borgo

La Madonna del Borgo di San Pietro a Bologna

Questa statua da allora fu per gli abitanti del Borgo di San Pietro “la Nostra Madonna”. Nacque quindi la Compagnia del Soccorso e fu eretto un Oratorio che poi diventò un vero e proprio Santuario, alla fine del ‘500. Una bomba dell’ultima guerra lo distrusse e oggi è stato ricostruito con architettura moderna e modesta, ma non stridente dall’Architetto Vignali (1950).

Per secoli la storia della Chiesa di Santa Maria del Borgo o Beata Vergine del Soccorso fu legata a quella di un altro santuario sorto lungo le mura, la Chiesa di Santa Maria della Pietà o di San Rocco, in capo a via del Pratello.

Madonna del Soccorso Bologna

Complesso della Madonna del Soccorso

La festa e la traslazione della Madonna del Soccorso dal Borgo al Pratello

In occasione della terribile pestilenza del 1527, fu organizzata una solenne processione. La statua della Madonna del Soccorso traslava dal Borgo di San Pietro fino alla chiesa del Pratello. San Rocco era il santo che proteggeva dalla peste ed era naturale il collegamento fra i due luoghi.

Dopo il 1527 fu istituita una festa, la quarta domenica dopo Pasqua, che comportava la visita della immagine della Beata Vergine del Soccorso alla Chiesa di San Rocco, con una grande processione. La festa univa nel nome della Madonna due strade che, abitate dalla stessa tipologia di persone molto povere, hanno avuto da sempre cattiva fama.

Di loro si diceva, secondo la tagliente ironia popolare, che erano posti dove “si piantavano fagioli e nascevano dei ladri”. Ma dove c’è tanta povertà è quasi inevitabile la caduta nella malavita.

Chiesa di San Rocco (Biblioteca Salaborsa)

Chiesa di San Rocco (© Biblioteca Salaborsa)

L’Addobbino, in ricordo degli Addobbi, tra Borgo e Pratello

Il percorso della processione, soprattutto le due strade di partenza e arrivo, era adornato di zendali, fiori e altri ornamenti; da qui la denominazione della festa:”l’Addobbino “. Un chiaro richiamo delle feste degli Addobbi che erano la prassi a Bologna.

Nella XIII cappella di San Petronio, quella dell’Arte dei Beccai, due grandi pitture di Francesco Brizio illustrano momenti di quella festa. Era un momento molto sentito sia nel Borgo che nel Pratello che spesso degenerava in rissa.

Quelli del Borgo salutavano la partenza della Madonna gridando: “E’ tutta nostra la Madonna!!” e accogliendola al ritorno con lamentazioni del tipo: “Ma come sei dimagrita” “Come ti hanno trattata male”, “Un altro anno non ti mandiamo più da quelli là” eccetera. Quelli del Pratello invece l’accoglievano con grida opposte “Finalmente starai bene”, “Noi sì che ti vogliamo bene” eccetera.

Alla fine della giornata (la “trasferta” durava poco più di un giorno), con l’aiuto di troppi fiaschi, la contesa da teologico-mariana diventava spesso laico-pugilistica, quando non integrata dal coltello. Nonostante tutte queste preoccupazioni la festa continuò nel modo tradizionale fino al 1919. Dopo si limitò alla via del Borgo e ancora oggi si svolge in tal modo.

Luvèin e l’Addobbino

Poiché si trattava di strade abitate da povera gente e la qualità degli ornamenti era modesta, per l’Addobbino l’Arcivescovado prestava un certo numero di vasi con piante di limoni, per formare come un viale alberato nei pressi delle due chiese.

In un anno a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento una parte da protagonista l’ebbe un personaggio molto popolare: Pietro Ferri detto Luvèin (lupino). Gli aneddoti su di lui sono numerosi.

Viveva nel Borgo, era nato povero; arricchitosi col commercio continuava a condurre vita modesta nella strada dove era nato, ma era una delle persone più facoltose della città.

Fra l’altro possedeva un intero piccolo quartiere in una zona fuori Mascarella che era detta appunto: ‘da Luvèin’. Lì da ragazza abitava mia nonna, cui sono debitore di parte di queste notizie. Oggi non è più possibile individuare la località, perché inglobata nel parcheggio antistante la Fiera.

Ebbene un anno l’Arcivescovado comunicò che non avrebbe mandato le consuete piante di limoni per la processione. L’anno precedente troppe erano state quelle danneggiate e, quel che è peggio, alcune erano anche state rubate. Nonostante le suppliche delle compagnie religiose e dei parroci interessati, l’Arcivescovado sembrava intenzionato a non recedere dalla decisione presa.

Luvèin intervenne a suo modo: portò un gran numero di carri pieni di merce nel cortile dell’Arcivescovado fino ad occuparlo completamente. Si fece ricevere dal Monsignore responsabile e gli comunicò che glieli avrebbe lasciato tutti nel cortile, fino a dopo la festa, a garanzia del ritorno delle piante di limone.

Il Monsignore si affrettò a dire di sì, anzi pregò Luvèin di riportarsi pure indietro i carri, bastandogli la sua parola come garanzia. Sembrerebbe una operazione normale, oculata e saggia: un prestito coperto da una garanzia. Ma c’era anche qualche cosa d’altro… il colpo di genio di Luvèin.

Pietro Ferri detto "Luven" (Museo del Risorgimento di Bologna)

Pietro Ferri detto “Luven” (© Museo del Risorgimento di Bologna)

Sènter udàur ed Luvéin

Pietro Ferri era diventato ricchissimo operando in un particolare settore merceologico, di cui aveva praticamente il monopolio in città: quello dei “concimi naturali”; in pratica gestiva lo svuotamento, la manutenzione e la pulizia dai tanti letamai e pozzi neri che vi erano in città, il trasporto altrove dei materiali provenienti dagli stessi e la loro successiva commercializzazione come concime.

L’epoca dei concimi chimici tripli al fosforo-azoto-potassio era di là da venire e il successo dell’agricoltura era legato ad una buona concimazione “naturale”.

E di questi “prodotti”, erano pieni i carri che Luvèin propose o meglio minacciò di lasciare come garanzia sotto le finestre della residenza di Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Arcivescovo!

Di più, da parte dell’Arcivescovado non venne mai più la minaccia di non mandare le piante di limone per la festa della Madonna del Borgo…

Nota a margine: sul sito “1000 Cuori Rossoblù”, nella rubrica dialettale, si è parlato in passato del modo di dire legato al commercio di Luvèin

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