C’è chi prova già a immaginare una Bologna diversa in vista delle elezioni comunali del 2027. Andrea De Pasquale, ex esponente del Partito Democratico, ha deciso di esporsi apertamente per costruire un’alternativa all’attuale sindaco Matteo Lepore. Come riportato da Repubblica, si tratta di un progetto che, nelle intenzioni almeno, non vuole essere collocato nel perimetro del centrismo moderato, ma dovrebbe presentarsi come una proposta trasversale capace di raccogliere consensi (soprattutto tra i delusi e i delusissimi del centrosinistra),
De Pasquale ha respinto infatti con decisione l’etichetta di “centrista”, sostenendo che il nucleo del progetto politico sia tutt’altro che moderato. «Ieri ero a una riunione con persone che ci vogliono dare una mano e molte erano del Pd, alcune hanno avuto incarichi istituzionali importanti. I delusi del centrosinistra, inclusa Coalizione Civica, sono il nostro primo bacino di pescaggio ma siamo aperti anche a cittadini che hanno votato per partiti diversi. Anche qualche sindaco civico dell’hinterland, si è offerto per darci una mano. Definirei la nostra posizione radicale».

Bologna, Piazza Maggiore (Foto di Rachele Nigi)
Urbanistica e grandi investitori al centro dello scontro
Uno dei temi su cui il movimento civico insiste maggiormente è quello dell’urbanistica, considerata ormai il simbolo di un rapporto squilibrato tra amministrazione pubblica e grandi investitori privati. «A Bologna abbiamo aree come le ex scuole Ferrari di via Toscana, o l’ex Tre stelle di via Rimesse, che erano di uno o due piani e adesso sono diventati di otto. Il Comune racconta che i volumi sono invariati ma a noi non sembra possibile», ha spiegato. Secondo l’ex consigliere provinciale, il problema sarebbe legato alla capacità dei grandi gruppi finanziari di ottenere trasformazioni urbanistiche che ai cittadini comuni verrebbero invece negate attraverso una lunga serie di cavilli e vincoli burocratici.
La critica si allarga poi alle società partecipate e ai grandi servizi pubblici cittadini. Nel mirino finiscono Hera e l’Aeroporto, realtà che secondo De Pasquale sarebbero ormai guidate da logiche troppo vicine al mercato e poco attente alle ricadute sociali. «L’ingresso in borsa ha aperto ai grandi capitali di investimento con una ricaduta per la città che spesso si è tradotta in un costo molto alto dei servizi e lavoro povero nei subappalti».
Trasporti, verde pubblico e partecipate: i temi del programma
Tra le questioni sollevate dal nuovo manifesto civico c’è anche quella del trasporto pubblico locale. De Pasquale ha criticato apertamente la gestione di Tper e denunciato quella che definisce una perdita di controllo da parte dei soci pubblici. «Tper ha una gestione opaca e i soci pubblici hanno perso potere di controllo. Con la conseguenza che abbiamo il biglietto del bus più caro di Italia e un sacco di corse che saltano».
Il progetto di De Pasquale cerca inoltre un fil rouge con pezzi del mondo ambientalista e civico cittadino. De Pasquale ha confermato infatti i contatti con gli ex Verdi Amelia Celli e Lorenzo Labriola, protagonisti negli ultimi mesi di diverse battaglie locali, dal caso Don Bosco al tema della tutela del verde urbano. Proprio la gestione del patrimonio verde rappresenta uno dei punti su cui il gruppo chiede un cambio di rotta netto, con il ritorno all’interno del Comune di competenze tecniche oggi affidate all’esterno. «Pensiamo che vadano riportate in Comune delle competenze tecniche di controllo sugli appalti. Perché ora non c’è».
Verso il 2027: dialoghi aperti ma nessuna alleanza col Pd
Nel percorso verso le prossime amministrative il gruppo civico ha già avviato confronti con altri protagonisti dell’opposizione cittadina. De Pasquale ha raccontato di aver incontrato sia Giovanni Favia sia Alberto Zanni, candidati che da tempo stanno lavorando a progetti alternativi rispetto al centrosinistra. Tuttavia, al momento, il lavoro sarebbe concentrato soprattutto sui contenuti più che sulla scelta del candidato sindaco: «Per noi il lavoro da fare ora è sui contenuti, diagnosticare il male e trovare la cura. Poi troveremo il dottore, un candidato di alto profilo». Nessuna apertura, invece, a un possibile ritorno nell’orbita del Partito Democratico, anche nel caso in cui Matteo Lepore non dovesse essere ricandidato. «Lo escludo, i problemi di cui abbiamo parlato vanno molto al di là della persona».
