140 mila euro. È questo, come riportato da La Repubblica, il budget che molti istituti superiori hanno a disposizione per i viaggi d’istruzione di tutte le proprie classi. Una cifra esigua che ha messo alle strette presidi, docenti e studenti, costretti a sacrificare le grandi mete.
Eppure, c’è chi non si è arreso: gli studenti delle quinte del Liceo Sabin di Bologna, davanti alla prospettiva di rinunciare alla storica gita di maturità, hanno preso in mano la situazione, attivandosi per garantire a tutti i compagni un’esperienza di tre giorni indimenticabile.
Gita “fai da te”
La vicenda prende avvio durante un consiglio di classe, quando agli studenti della 5ªP vengono prospettati viaggi verso mete limitrofe e con al massimo un pernottamento, nello specifico una gita a Padova.
I ragazzi, delusi, hanno chiesto spiegazioni alla preside e, scoprendo il vincolo del budget d’istituto, hanno deciso di attivarsi in autonomia sotto la guida del rappresentante degli studenti Pietro Nicotera.
«Abbiamo deciso di fare comunque la gita, che però doveva restare tale: solo di classe e con un itinerario anche culturale», ha spiegato Nicotera.
Così, lasciando i professori a casa e partendo di lunedì per tornare di venerdì, gli studenti sono riusciti a organizzare un viaggio a Parigi.
Con un budget di soli 250 euro caduno si sono autogestiti vitto e alloggio, pianificando un itinerario che, oltre ai grandi classici come la Tour Eiffel, l’Arco di Trionfo, il Louvre e il Museo d’Orsay, ha incluso anche una suggestiva crociera sulla Senna.
Il bilancio
L’organizzazione è stata meticolosa: «C’è chi si è occupato del dormire trovando degli appartamenti in uno stesso condominio, per il volo ci hanno aiutato le low cost e abbiamo spesso cenato a casa».
Un’impresa resa possibile da un dettaglio legale fondamentale: «L’abbiamo potuta fare perché siamo tutti maggiorenni», spiega Pietro, tracciando un bilancio dell’esperienza: «È andata molto bene, ci siamo sentiti più uniti al ritorno».
Sullo sfondo resta però il nodo critico del coinvolgimento dei docenti. Reperire accompagnatori è sempre più difficile a causa di rimborsi spese irrisori a fronte di una responsabilità civile e penale enorme, attiva 24 ore su 24.
La cronaca recente, come il caso della studentessa di 15 anni ricoverata in coma etilico durante una gita a Ostuni, evidenzia i rischi che gravano sulle spalle di professori spesso sottopagati.
Al Sabin, tuttavia, gli insegnanti hanno mostrato empatia: pur non partendo con loro, hanno deciso di non penalizzare i ragazzi. «Ci hanno assicurato che non terranno conto delle assenze — continua Francesco — hanno capito che per noi era importante».
L’iniziativa della 5ªP non è rimasta isolata: altre sei classi hanno seguito l’esempio, partendo per Barcellona, Valencia e Siviglia. La protesta contro i limiti di budget è diventata così centrale da essere inserita nel “Manifesto dell’occupazione” della scuola.
Nonostante le rassicurazioni della preside per un futuro più roseo, gli studenti hanno voluto lasciare un’eredità ai compagni più giovani, raccogliendo i propri itinerari per chi vorrà riprovarci.
Perché, conclude Nicotera: «I prof ci sono mancati, ma l’importante era stare insieme tra di noi».
