Bologna è una città piena di arte e cultura, e qui su Radiabo cerchiamo di dare visibilità a storie, personaggi e luoghi attuali e del passato che possano aiutare a conoscere la storia di Bologna; uno di questi posti ce lo racconta l’architetto Giacomo Gresleri, ed è il Collegio Artistico Venturoli.
Un’istituzione importate della nostra cittadina che spesso però è scarsamente conosciuta, soprattutto da chi sono sia all’interno del mondo che gravita attorno a questo polo di eccellenza della nostra Bologna. Ecco quindi qualche informazione sul Collegio Artistico Venturoli e la Fondazione che lo gestisce, scritte direttamente dall’architetto Gresleri.

Interno del palazzo del Collegio Artistico Venturoli (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
Il Palazzo del Collegio Artistico Venturoli e i suoi spazi
In pieno centro storico, a poche centinaia di metri dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna e dall’Accademia di Belle Arti, si trova la sede del Collegio Artistico Venturoli, presso un prestigioso edificio storico progettato da Giovanni Battista e Giuseppe Antonio Torri (1658-1713).
Come previsto nel testamento, il Collegio Artistico Venturoli è amministrato da tre consiglieri. Originariamente, il palazzo era stato un Collegio Illirico-Ungarico, per queste caratteristiche ed essendo adiacente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, si rivelò perfetto per il nuovo intento e per consolidare il legame con l’arte che avrebbe rappresentato nel futuro. Il palazzo, impreziosito da decorazioni murarie risalenti proprio al periodo Illirico-Ungarico, include la suggestiva Sala del Refettorio con gli affreschi di Gioacchino Pizzoli (1700) e l’Ultima Cena di Pietro Fancelli (1824).
Oltre al fascino architettonico, il Collegio custodisce, visitabili su appuntamento, importanti collezioni d’arte, documenti e l’archivio del fondatore e architetto Angelo Venturoli. Tra gli spazi si annovera anche una cappella privata consacrata, ulteriore testimonianza della storia e del valore artistico del Collegio.

Cappella (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
Le collezioni della Fondazione del Collegio Artistico Venturoli
All’interno del Palazzo si conservano collezioni eterogenee che raccontano la storia e la vocazione formativa dell’istituzione. Oltre ai materiali didattici ottocenteschi e alle opere legate all’architetto Angelo Venturoli, si trovano una gipsoteca con calchi del tardo Settecento, incisioni, acqueforti e libri antichi, frutto di donazioni storiche.
La pinacoteca raccoglie i dipinti e i disegni donati dai borsisti dell’Ottocento, secondo la tradizione inaugurata nel 1826. Nel piano nobile del palazzo è inoltre possibile visitare le stanze storiche degli amministratori fondatori, arricchite dai loro ritratti, preziosa testimonianza della memoria istituzionale. Chiude la raccolta una curiosa serie di animali tassidermizzati, etichettati in italiano, latino e dialetto bolognese, rara testimonianza dell’approccio educativo dell’epoca.

Uccelli tassidermizzati (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
I restauri del 2006: giardino e refettorio
La sala del refettorio, è stata restaurata nel 2006. Ad una prima fase di intervento teso al ripristino della struttura architettonica e al restauro delle decorazioni affrescate di volte e pareti del refettorio e del giardino, curato dall’architetto Paolo Gresleri, è seguito negli ultimi anni un più esteso programma di restauro per cercare di restituire all’antico edificio il suo nobile aspetto almeno in parte e nello stesso tempo rendere più funzionali molti suoi spazi.
L’intervento sul giardino
I due primi lotti d’intervento si sono concentrati, dal punto di vista iconografico, sullo sfondato prospettico-architettonico del giardino a opera di Rodolfo Fantuzzi (1825), e sulle complesse scene del settecentesco refettorio, affrescato da Gioacchino Pizzoli (1700) in cui è raffigurata la Storia dell’Ungheria nei suoi episodi più rilevanti (dall’Elezione agli altari di Stefano Re d’Ungheria sino alle Battaglie contro i Turchi e al Concilio di Trento e a Stefano Sellchevich Rettore del Collegio nel 1665). Successivi sono il murale a olio con L’ultima cena.
Il dipinto del Fantuzzi si inserisce all’interno di una struttura architettonica a “portale” molto usuale nella tradizione bolognese. Tra il dipinto e il muro, laterale si nascondeva una porta che portava in una strada di Bologna che oggi non c’è più.

Parte del Giardino (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
L’intervento sul refettorio
Complesso, invece, l’insieme delle scene presenti nel refettorio, comprese all’interno di uno schema architettonico al di sopra di un basamento e separate fra loro da paraste d’ordine dorico che sorreggono una trabeazione continua, coincidente parzialmente con il cornicione in stucco a rilievo.
Alla prima fase di semplice pulitura e rimozione dei materiali incoerenti, di patina e aggiunte successive è seguita la fase dell’integrazione pittorica a selezione cromatica di alcune lacune di piccole dimensioni. L’insieme degli affreschi recuperati e la complessità della tematica, offre l’occasione di ricordare una delle questioni più dibattute dagli specialisti del settore: l’estrema difficoltà di azione per la conservazione o la rimozione della patina di un dipinto, “materia” cosi continuamente legata a vernici e a velature da provocare una perdita irreparabile se non trattata delicatamente. In alto a destra è stata lasciata una piccola porzione rettangolare di affresco ancora ricoperto di patina che quindi ci appare come un tratto più scuro.
In passato era stato fatto un primo restauro pulendo gli affreschi a soffitto con la mollica di pane dovuto alla incuranza dei soldati che in quella sala posavano le lance ai muri rovinandoli oppure cucinavano annerendo il soffitto.

Dipinti di alcuni borsisti: Luigi Busi, Giovanni Masotti e Luigi Serra (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
Angelo Venturoli, l’Archietto la cui opera è conservata dalla Fondazione
Nel 1993 nasce la Fondazione Collegio Artistico Venturoli, spazio culturale che ha raccolto le finalità dell’antico Collegio e, sempre attraverso un pubblico concorso a cadenza periodica, seleziona i giovani artisti ai quali fornisce borse di studio e spazi ad uso studio dove poter compiere la propria ricerca artistica.
La Fondazione conserva l’opera completa dell’architetto Angelo Venturoli (Bologna, 1749-1821). Nel corso della sua lunga carriera ha svolto il ruolo di protagonista dell’architettura neoclassica bolognese, parallelamente come docente presso l’Accademia Clementina (poi Accademia di Belle Arti di Bologna) e svolgendo l’attività di architetto per committenze ecclesiastiche, nobiliari e borghesi, ma anche per edifici industriali e arredi.
I Borsisti del Collegio Artistico Venturoli
Il Collegio ospita uno dei programmi di residenza artistica più longevi tuttora attivi in Europa, promuovendo da quasi due secoli il dialogo tra tradizione e contemporaneità.
In principio, una caratteristica distintiva del Collegio è stata la permanenza degli artisti in residenza, poiché il palazzo fungeva sia da scuola artistica che da alloggio, consentendo ai borsisti di essere coinvolti in lunghi processi formativi.
A partire dalla metà del ‘900, col sorgere delle scuole pubbliche (Istituto d’Arte, Liceo Artistico etc.) vennero modificate le forme assistenziali secondo nuovi criteri, i giovani smisero di alloggiare all’interno del palazzo, per essere utilizzato solo come studi d’artista. Tuttavia, l’essenza originaria del Collegio è ancora presente nella volontà di offrire ai giovani artisti una residenza artistica, fornendo studi gratuiti e fungendo da sorta di incubatrice di talenti.
Oggi, attraverso un concorso pubblico, vengono selezionati giovani assegnatari: studentesse e studenti iscritti a un ciclo di studi in Belle Arti (pittura, scultura, grafica, fotografia, media digitali, ecc.), Architettura o Dams, nati nella Città Metropolitana di Bologna e in possesso del certificato di battesimo cattolico. Una commissione di esperti valuta portfolio, progetto di ricerca, curriculum e lettera motivazionale, redigendo una graduatoria insindacabile che, a parità di merito, privilegia i candidati in condizioni economiche svantaggiate.

Il Refettorio del Collegio Artistico Venturoli (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
L’atelier per i Borsisti
I Borsisti hanno anche a disposizione in modo gratuito un atelier situato all’interno del palazzo del Collegio. Lo spazio può essere rinnovato annualmente fino al termine del percorso di studi, previa valutazione del Consiglio di Amministrazione, che può avvalersi di un comitato esterno per verificare l’avanzamento del lavoro e la sussistenza dei requisiti. Al termine di ciascun periodo, ogni assegnatario dona un’opera alla Fondazione, contribuendo così ad arricchire il patrimonio collettivo del Collegio e a mantenere viva la tradizione inaugurata nel 1826.
Fra i tanti artisti ospitati dal Collegio nella sua lunga storia, ricordiamo Luigi Busi, Raffaele Faccioli, Cleto Capri, Giovanni Masotti, Davide Rivalta, Giorgio Trebbi oltre ad una schiera di giovani artisti emergenti tutt’ora in via di affermazione.

Progetto non eseguito della facciata di Palazzo Hercolani in Strada Maggiore (© Fondazione Collegio Artistico Venturoli)
Studi durante l’attività di Borsista presso il Collegio Venturoli
La mia vocazione per l’architettura parte da lontano, si può dire che già da bambino ero attratto durante i viaggi in macchina con mamma e papà da quelle cartine stradali Touring che trovavo nella tasca del sedile anteriore a me.
La matita mi ha accompagnato per tutta l’infanzia e con il passare del tempo, si è trasformata in un prolungamento della mano stessa, sempre tra le dita come lo è una sigaretta per il fumatore. Mi piace trasportare un’ idea al disegno. Forse oggi quando si lavora al computer questa funzione è svolta dal mouse, i software di disegno cercano di produrre tratti perfetti e precisi ma la matita è insostituibile perché porta con se una maggiore consapevolezza critica: pensatela come un sismografo che registra le nostre emozioni.
Ecco, durante la mia attività di borsista all’interno del Collegio Venturoli, che va dal 2012 al 2023, ho cercato di vertere il mio interesse sugli edifici antichi e le tecniche tradizionali partendo da riferimenti e disegni a mano per poi convertirli in formato digitale con l’idea di mantenere viva il più possibile la manualità del segno originale.
Giacomo Gresleri
