Dal terrazzo nella Sala Rossa di Palazzo d’Accursio risuona un ritornello familiare: Aspettando il sole. È il giorno del ritorno, nella città in cui è cresciuto e con cui è cresciuto. E in questo giorno si celebrano i trent’anni di Neffa & i messaggeri della dopa, ma anche un percorso artistico che ha attraversato decenni e generi.
La Turrita d’Argento: il riconoscimento consegnato a Neffa
A consegnargli la Turrita d’Argento è il sindaco Matteo Lepore: un riconoscimento riservato a chi ha contribuito al progresso culturale e sociale della città. E Giovanni Pellino, per tutti Neffa, quel contributo lo ha lasciato. Dall’hardcore al punk, dall’hip-hop al soul, fino al pop.
«Bologna mi ha accolto»
«Mi sono sempre considerato una scheggia impazzita», dice al microfono. Prima scherza: «Allora, tutti le mani su…» poi cambia tono. L’onorificenza, confessa, è «improbabile e inattesa». Bologna però per l’artista è stata una casa: «Mi ha accolto, mi ha dato un imprinting artistico. Qui ho capito che bisognava trovare strade alternative, che l’importante era spaccare».
Una storia che parte da lontano: Scafati, poi Roma, infine la via Emilia. Gli inizi dietro la batteria dei Negazione, l’esperienza dei Sangue Misto, la carriera solista, le collaborazioni con artisti come J-Ax, Fabri Fibra e Giuliano Palma, fino all’ultimo lavoro Canerandagio. Un percorso costruito dentro una città che, tra gli anni ’80 e ’90, ribolliva di creatività.
La sua musica ha accompagnato generazioni, un’eredità che oggi si misura anche nel confronto con il presente. Neffa guarda alla Bologna contemporanea, «attenta e volenterosa di dare un’accelerazione alla musica dal basso», dove gli spazi sembrano più accessibili e la cultura più pronta ad accogliere.
Il cantautore esprime tutta la sua gratitudine dicendo mentre stringe la Turrita d’Argento: «È stato un percorso curioso e misterioso, non so cosa mi abbia portato qui. So che Bologna mi ha accolto».
«La musica deve tornare a prendere posizione»
Parla poi del mondo, cita Il mondo nuovo di Aldous Huxley e avverte il rischio di una società felice e sedata. Da qui, l’invito: la musica deve tornare a prendere posizione. Anche l’hip-hop, dice, deve recuperare una tensione sociale, oltre l’ossessione per soldi e bella vita.
(Fonte: Il Resto del Carlino)
