A Roma, davanti a migliaia di studenti coinvolti nel progetto Artmedia Cinema e Scuola, Mark Ruffalo ha presentato “Tutto quello che resta di te”, film di cui è produttore esecutivo. L’attore, noto ai più anche per il ruolo di Hulk nell’universo Marvel, ha scelto un profilo basso, quasi da antidivo, per accompagnare una storia moderna, che va oltre il cinema. Il film, diretto da Cherien Dabis, racconta oltre settant’anni di storia palestinese attraverso le vicende di una famiglia di Jaffa, dal 1948 fino ai giorni nostri.
“Questa è la verità, la storia”
La scelta di Ruffalo di sostenere il progetto nasce da una convinzione. «È una storia di cui il mondo ha fame», ha spiegato ai ragazzi l’attore, sottolineando come il film riesca a colmare un vuoto narrativo e mediatico. «Quando l’ho visto, ho detto: questa è la verità, la storia. E amo che ci offra anche un’altra opportunità di guarire nell’unico modo possibile: vedersi come esseri umani».
Per Ruffalo, il linguaggio cinematografico possiede una forza unica rispetto ad altri strumenti di comunicazione. «Un articolo può portarti solo fino a un certo punto. Un documentario forse un po’ più in là. Ma un film ti invita dentro l’esperienza delle persone che la vivono, e questo trascende la politica». Una visione (e anche una presa di posizione) che si lega anche al tema della rappresentazione mediatica del conflitto, spesso filtrata da interessi e narrazioni dominanti.
Mark Ruffalo e il rapporto con il pubblico giovane
Nonostante il peso dei temi affrontati, Ruffalo non ha perso il legame con il pubblico più giovane, quello che lo ha conosciuto come supereroe. «Adoro Hulk fin da bambino», ha raccontato, riconoscendo il valore simbolico degli eroi moderni.
Allo stesso tempo, però, ha rivendicato una responsabilità: parlare ai ragazzi significa offrire strumenti di comprensione e non solo intrattenimento. «Non sono perfetto, ma cerco di essere una persona per bene».

