
Comicolli lancia il progetto Acque sicure (BolognaToday)
Fioriere capaci di trattenere la pioggia, laghetti per raccoglierla, tetti verdi in grado di favorire il drenaggio: sono alcune delle soluzioni messe sul tavolo per affrontare un problema sempre più urgente.
Dopo le immagini che hanno segnato l’ottobre 2024 con via San Mamolo trasformata in un fiume e le strade della zona Andrea Costa sommerse dall’acqua, i residenti della collina hanno deciso di intervenire in prima persona. L’obiettivo è chiaro: evitare che episodi simili possano ripetersi.
Il progetto Acque sicure
Nasce così Acque sicure, il progetto che il presidente del comitato Comicolli, Francesco Cicognani Simoncini, ha presentato oggi all’assessore all’urbanistica Raffaele Laudani. Alla base dell’iniziativa c’è uno studio approfondito, realizzato con il contributo di tecnici specializzati, tra cui anche ingegneri dell’Alma Mater.
«La gestione della collina è molto complessa — spiega Cicognani Simoncini —. Frane, smottamenti, scoline e tombini, insieme alla scarsa manutenzione dei torrenti e alle griglie spesso intasate, rendono il sistema di raccolta delle acque ormai inadeguato rispetto alle precipitazioni attuali. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti».
La soluzione è mettere in pratica il progetto e farlo insieme
Eppure, una via d’uscita esiste. «Se ogni privato adottasse alcuni accorgimenti — conclude — il sistema di raccolta migliorerebbe sensibilmente, riducendo la quantità d’acqua che raggiunge valle e limitando i danni».
Le soluzioni esistono, e sono molte più di quanto si possa immaginare. Il nodo, semmai, è metterle in pratica e farlo insieme.
«Gli interventi che ogni privato potrebbe realizzare sono numerosissimi e tra loro diversi», spiega Cicognani Simoncini. Il tema non riguarda solo piccoli accorgimenti domestici: anche i grandi proprietari terrieri potrebbero giocare un ruolo decisivo. «Ho parlato con alcuni di loro: sarebbero pronti a realizzare laghetti all’interno dei propri terreni, se l’amministrazione lo consentisse. E basterebbero tre o quattro bacini per raccogliere enormi quantità d’acqua».
Gli interventi accessibili a ogni abitazione
Accanto a queste opere più strutturate, esiste però un ventaglio di interventi accessibili a ogni abitazione. Dai pozzi asciutti per convogliare le acque piovane ai serbatoi interrati, passando per i cosiddetti fossi vegetati, depressioni del terreno arricchite da erba e piccoli vegetali capaci di trattenere l’acqua, fino alle fioriere di infiltrazione progettate per lo stesso scopo. Si tratta di dispositivi che permettono di accumulare l’acqua e favorirne l’assorbimento nel sottosuolo in modo controllato, regolando all’occorrenza anche il rilascio.
«Le possibilità sono tante — sottolinea — e molte rientrano nelle Best Management Practices per la gestione delle acque superficiali. Il problema non è la mancanza di soluzioni: esistono e, se adottate su larga scala, funzionano. Il vero punto è costruire una collaborazione con l’amministrazione e incentivare i cittadini ad aderire al progetto».
La questione dei costi
Resta aperta la questione dei costi. Ma anche su questo fronte una strada è già tracciata: Comicolli, insieme al dossier, ha individuato fondi europei potenzialmente utilizzabili per avviare il piano. «Sono strumenti destinati ai privati — osserva — ma senza il supporto dell’amministrazione locale, che deve gestire i bandi, non è possibile né richiederli né attivarli».
(Fonte: Repubblica, Emanuela Giampaoli)