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Cinema

Il Signore degli Anelli: Il film animato di Bakshi e la trilogia di Jackson

Prima della mitica trilogia di Peter Jackson “Il Signore degli Anelli” era stato parzialmente rappresentato in un film d’animazione di Ralph Bakshi, nel 1978. Ecco un resoconto (forse parziale) delle differenze tra i due progetti e dei loro punti di forza

Il Signore degli Anelli da Bakshi a Jackson
Il Signore degli Anelli da Bakshi a Jackson

Tutti conoscono la trilogia di Peter Jackson de “Il Signore degli Anelli”, ma sono in meno a ricordare “Il Signore degli Anelli” di Ralph Bakshi (1978) che però per generazioni, come quella di chi scrive, è stato il primo contatto cinematografico con il mondo di J.R.R. Tolkien.

Esplorare la Terra di Mezzo sul grande schermo è un’impresa che ha affascinato ma anche spaventato registi e sceneggiatori per decenni. Sebbene la trilogia di Peter Jackson sia oggi un punto di riferimento talmente forte che molti a volte dimenticano le grandi differenze tra questa e la storia narrata nel libro, il primo vero tentativo ambizioso di adattare il capolavoro di Tolkien risale al 1978, con il film d’animazione di Ralph Bakshi. Film d’animazione, per altro davvero particolare visto che alcune scene e personaggi sono stati creati con il rotoscopio e non semplicemente disegnati.

Lungi da noi dare un giudizio su migliore o peggiore, totalmente soggettiva e comunque figlia dei tempi e delle possibilità tecnologiche, le due versioni presentano alcune divergenze sostanziali sia nella narrazione che nella caratterizzazione dei personaggi. Diamo un rapido sguardo non esaustivo a queste differenze.

Locandina per "Il Signore degli Anelli" di Bakshi

Locandina per “Il Signore degli Anelli” di Bakshi

Il Signore degli Anelli: la narrazione di Bakshi e quella di Jakson

La differenza più impattante è quella dell’estensione del racconto. Jackson ha potuto condurre in porto una trilogia coprendo l’intera storia narrata nei libri (beh, in realtà quasi), mentre il singolo film di Bakshi si ferma alla battaglia del Fosso di Helm.

Presunti problemi di budget e di una accoglienza tiepida, bloccarono il seguito. Va però detto come il film al botteghino incassò subito oltre otto volte la spesa per realizzarlo. Diciamo che, probabilmente, lo stile e la tipologia di lavoro di Bakshi non venne capito al 100%.

Un dettaglio narrativo in cui Bakshi si dimostra più fedele al testo originale riguarda senza dubbio la linea temporale: il suo film mantiene il salto di 17 anni tra la partenza di Bilbo e l’inizio del viaggio di Frodo, elemento totalmente assente nel film di Jackson. Ma anche la “congiura” degli Hobbit che seguono Frodo è almeno spiegata in Bakshi e del tutto assente in Jackson, così come il modo in cui Frodo indossa l’anello al Puledro Impennato, è più vicino al libro nel film di animazione che in quello della trilogia.

Altro punto fondamentale reso meglio da Bakshi a mio avviso è il Consiglio di Elrond. Le parole scelte, gli approfondimenti e i dialoghi, sono più affini al libro rispetto a quello di Jackson. E potremmo citarne altri di momenti in cui la narrazione del film del 1978 supera quella della trilogia per vicinanza al testo di Tolkien, ma direi che questi possano bastare.

Consiglio di Elrond ne "Il Signore degli Anelli" di Bakshi

Consiglio di Elrond ne “Il Signore degli Anelli” di Bakshi

Il Signore degli Anelli di Jackson: rapporti interpersonali più approfonditi

Per ovvi motivi di tempo, Jackson si dilunga maggiormente nei rapporti interpersonali e nei dialoghi, spesso approfondendo situazioni che il suo predecessore ha potuto solo delineare o addirittura neppure inserire. Éowyn è probabilmente la pietra dello scandalo in questo senso: praticamente priva di battute nel film di Bakshi, è invece un buon personaggio in quello di Jackson. E non è solo colpa del fatto che il film del 1978 finisce al Fosso di Helm.

Entrambi i registi, poi, hanno concordato sul taglio dei capitoli in cui appare Tom Bombadil: una perla all’interno del libro che però nella narrazione cinematografica era oggettivamente di troppo. Non sapremo mai, invece, come Bakshi avrebbe mostrato il finale. In Jackson manca completamente la parte della riconquista della Contea, sarebbe stato interessante scoprirne la resa da parte dell’altro regista.

Frodo e Sam ne "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson

Frodo e Sam ne “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson

Il Signore degli Anelli: i personaggi di Bakshi e quelli di Jackson

Interessante anche l’analisi dei personaggi, soprattutto perché Bakshi fece delle scelte davvero particolari, distaccandosi anche da quello che era il descrittivo tolkeniano.

L’esempio chiave è Aragorn. Nella versione di Bakshi ha l’aspetto di un nativo americano, e indossa una tunica corta senza pantaloni. Jackson ha invece optato per mettere praticamente in scena un ranger da Dungeons & Dragons. Decisamente più appropriato. La trilogia però, anche grazie alla possibilità di narrare tutta la storia, riesce a centrare meglio anche la psicologia e la profondità del personaggio. Grazie anche a un eccellente Viggo Mortensen.

Interessante anche Boromir, che Bakshi raffigura come un vichingo, con tanto di elmo con le corna e vesti di pelliccia. Il temperamento è irascibile e focoso fin dall’inizio, e si nota quindi meno il logorio dell’anello nei confronti di un uomo ambizioso, come invece si nota in Jackson. L’enfasi sulla nobiltà d’animo e il tragico eroismo, infatti, mostrano come l’anello sia subdolo per chiunque.

Altro personaggio maggiormente riuscito nella trilogia jacksoniana è certamente Samvise Gamgee. Il Sam di Bakshi è più caricaturale e goffo, mentre quello interpretato da Sean Austin è decisamente più centrato e tridimensionale.

Nazgul da "Il Signore degli Anelli" di Bakshi

Nazgûl da “Il Signore degli Anelli” di Bakshi

I cattivi vengono meglio a Bakshi?

I Nazgûl, paradossalmente, sono un prodotto abbastanza forte del film di Bakshi, che con il rotoscopio riesce a renderli ancora più eterei e inquietanti rispetto alla CGI di Jackson. Almeno a mio avviso. Anche la postura, il modo di camminare e altri piccoli dettagli inseriti nel film del 1978 li rendono davvero interessanti.

Bene anche il Saruman di Bakshi, che nonostante il minor minutaggio rispetto alla trilogia viene comunque ben caratterizzato e gestito, ricevendo il tempo necessario per farne capire l’importanza e le motivazioni per il cambio di fronte.

Ultimo personaggio di cui voglio parlare è Gollum. La motion capture di Andy Serkis è stata un gioiello davvero colossale ad inizio 2000 (non a caso ritornerà ne “La caccia a Gollum”), e se la gioca ai punti con il Gollum di Bakshi. Anche in questo caso, la tecnica del rotoscopio ha creato un Gollum simile a un essere selvaggio, ormai più vicino alla bestia che allo hobbit che era inizialmente. Due rese differenti in anni differenti, ma comunque due ottime versioni.

Gollum de "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson

Gollum de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson

L’Eredità di Bakshi su Jackson

Jackson disse di aver visto il film di Bakshi solo una volta, quando uscì, senza però esserne troppo colpito. Lo rivide più a ridosso del proprio lavoro e molto probabilmente ci sono alcuni richiami o omaggi visivi che sono stati inseriti in modo più o meno voluto nella trilogia.

La scena di Odo Tronfipiede durante la festa di Bilbo, quella degli Hobbit nascosti sotto la radice di un albero mentre uno dei Nazgûl li annusa, e la scena in cui i Cavalieri Neri assaltano i letti vuoti della locanda a Brea, hanno davvero tante affinità per pensare che Jackson non avesse in mente il lavoro di Bakshi. Anche la resa dell’ambientazione all’interno del Puledro Impennato di Jackson, in alcuni momenti, sembra richiamare più il film di Bakshi che il descrittivo di Tolkien.

Le scene di Odo Tronfipiede a confronto

Le scene di Odo Tronfipiede a confronto

Il problema del doppiaggio e della traduzione del film di Bakshi

Vi è infine un grande problema con “Il Signore degli Anelli” di Bakshi del 1978: il doppiaggio e la traduzione. Vi sono bizzarrie peggiori di un Aragorn disegnato come un nativo americano infatti. Gimli descritto come “un silvano”, Gollum pronunciato “Gollam”, Baggins pronunciato come si legge e Brea pronunciata “Brii”. E poi alcuni nomi non tradotti come Underhill (Sottocolle) Strider (Grampasso) o Rivendell (Gran Burrone), mentre altri lo sono. Così come in un film totalmente in italiano, la canzone al Puledro Impennato è invece in inglese (se pur in questo caso sia forse meglio così).

“Il Signore degli Anelli” di Ralph Bakshi, un film da vedere almeno una volta

Il suggerimento finale è quello di recuperare il film d’animazione “Il Signore degli Anelli” del 1978, perché nonostante tutto è un prodotto interessante e divertente, a volte più vicino agli scritti di Tolkien rispetto alla trilogia di Jackson (almeno dal punto di vista di trama/dialoghi).

È il film che mi ha fatto scoprire Toklien ma non è solo nostalgia, c’è davvero qualcosa di buono in quella pellicola, e sarebbe un peccato non conoscerla.

Chiudiamo con questo video di YouTube, su alcune parti presenti in entrambi i film messe a confronto diretto.

E tu cosa ne pensi?

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