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Bologna e dintorni

Luca non parlava mai, Luca Carboni racconta Bologna, la città che lo ha reso artista

Luca non parlava mai- Luca Carboni (SEM libri)
Luca non parlava mai- Luca Carboni (SEM libri)

Nel 2006 Bologna venne insignita del titolo di Città creativa della musica Unesco. Tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, infatti, Bologna costruiva il proprio suono nelle viscere della città. Cantine trasformate in sale prove diventavano laboratori creativi e rifugi sociali. In questi luoghi nascevano canzoni e si istauravano amicizie dalle quali emersero intere correnti musicali.

Luca Carboni

Luca Carboni

Luca non parlava mai 

Tra quei giovani che muovevano i primi passi in cantina c’era anche un giovanissimo Luca Carboni. Quella stagione rivive oggi nel suo libro, Luca non parlava mai, in uscita il 12 maggio per SEM, in cui il cantautore racconta la sua formazione artistica. Un viaggio che attraversa strade, vicoli, piazze, case di amici e studi di registrazione. Un vero e proprio reticolo di relazioni che diventa linfa creativa.

La città delle due Torri viene descritta come una una città viva, pulsante e che emerge dai ricordi delle prove nella cantina Mutanda Rock, in via Cesare Battisti, accanto alla storica sala della Doctor Dixie Jazz Band. È lì che Carboni provava con i Teobaldi Rock, negli anni del post ’77.

La trattoria Da Vito e l’incontro con Lucio Dalla

E poi le notti infinite trascorse alla trattoria Da Vito, in via Musolesi, dove, per la prima volta, fece ascoltare i suoi primi brani a Lucio Dalla, riuscendo a catturare la sua attenzione tra una partita a tarocchino e l’altra, condivisa con Francesco Guccini.

I luoghi di Bologna come tessere di un mosaico nella vita del cantautore

Scorrono come immagini di un documentario i luoghi della memoria: la parrocchia di via Zanardi, la mansarda di via d’Azeglio, San Luca, lo stadio Dall’Ara, il PalaDozza, fino all’Appennino e alla Riviera romagnola. Tessere di un mosaico affettivo e artistico che ancora oggi definisce l’identità di Carboni.

«Bologna finalmente!»

Un legame indissolubile, celebrato anche sul palco della Unipol Arena, dove lo scorso gennaio ha salutato il suo pubblico con un’esclamazione carica di emozione: «Bologna finalmente!». Una profonda dichiarazione d’amore che riassume un’intera vita intrecciata alla sua città.

(Fonte: Repubblica, Pierfrancesco Pacoda)
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