Una giornata di celebrazioni, riflessioni e riconoscimenti ha accompagnato oggi a Bologna la Festa della Repubblica. Il programma ha preso il via alle 10.00 in piazza Nettuno con la tradizionale cerimonia militare alla presenza del sindaco Matteo Lepore e del prefetto Enrico Ricci. Un’ora più tardi, al parco della Ca’ Bura, spazio all’“oratorio civile delle donne costituenti”, durante il quale alcune cittadine del quartiere Navile hanno ripercorso le storie, le battaglie e l’eredità delle madri della Costituzione.
22 onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica e 15 brevetti ai nuovi Maestri del Lavoro della provincia
Nel pomeriggio, alle 17.00, la Prefettura ha ospitato la consegna di 22 onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica e di 15 brevetti ai nuovi Maestri del Lavoro della provincia. Tra gli insigniti figurano Giancarlo Tonelli di Ascom, l’ex questore Antonio Sbordone e l’urologo Eugenio Brunocilla. Presente anche Valentina Baldini, psichiatra affetta da atrofia muscolare e presidente dell’Associazione per lo studio dell’Atrofia muscolare spinale (Asamsi), nominata Cavaliere della Repubblica lo scorso 3 marzo.
La presentazione del libro Nata democratica
Alle 17.30, nella piazza coperta di Sala Borsa, la Festa della Repubblica ha proseguito con la presentazione del libro Nata democratica, firmato dalla politologa Nadia Urbinati e dallo storico Luca Baldissarra, docente dell’Università di Bologna.
Il messaggio del cardinale Zuppi
A fare da cornice alle celebrazioni, il messaggio del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel suo intervento, Zuppi invita a guardare oltre la commemorazione: «L’80° anniversario della fondazione della Repubblica non può essere solo memoria: deve diventare promessa». Un richiamo a custodire e rafforzare i valori ricevuti, mantenendoli vivi «con lo stesso spirito che apre al futuro», perché, sottolinea il cardinale, non basta celebrare l’eredità del passato, ma occorre continuare a rinnovarla e trasmetterla.
L’Emilia-Romagna nel referendum del 2 giugno 1946 fu la regione più repubblicana d’Italia
L’Emilia-Romagna celebra il suo legame con la nascita della Repubblica rivendicando un primato storico: nel referendum del 2 giugno 1946 fu la regione più repubblicana d’Italia. Qui il distacco tra i voti a favore della Repubblica (1.539.334) e quelli per la monarchia (459.802) risultò il più ampio del Paese. Un dato che oggi diventa memoria collettiva, tanto da essere scelto come slogan delle iniziative promosse dalla Regione per l’80° anniversario della Repubblica e riportato sui manifesti affissi nei Comuni con oltre 15mila abitanti.
Una targa commemorativa verrà scoperta il 4 giugno
Quel riconoscimento sarà inciso anche sulla targa commemorativa che verrà scoperta giovedì 4 giugno sotto il portico della sede regionale. La stessa giornata proseguirà alle 15.30 con una lectio magistralis della storica Michela Ponzani, intitolata “E ci prendemmo la storia. Le ragazze che fecero la Repubblica”, dedicata al contributo femminile nella costruzione della democrazia italiana.
«In questa terra hanno preso forma solidissime radici civili, che hanno dato un contributo decisivo alla costruzione dell’idea repubblicana», sottolinea il presidente della Regione Michele de Pascale. Un percorso che, ricorda, affonda le sue radici ben prima del 1946: «Erano già 150 anni che gli emiliano-romagnoli si battevano per la Repubblica». Per questo, aggiunge, il referendum non rappresentò soltanto una scelta istituzionale, ma «una grande assunzione collettiva di responsabilità» da parte di cittadini e cittadine che, usciti dagli anni drammatici della guerra, affidarono il futuro del Paese ai principi della democrazia, della partecipazione e della sovranità popolare.
La mostra Prendere parola
Ad accompagnare le celebrazioni c’è anche la mostra Prendere parola, già visitabile all’esterno della sede della Regione. L’esposizione ripercorre le vicende di undici donne emiliane che hanno segnato la storia della Repubblica, a partire da Nilde Iotti, e racconta il significato storico di quel primo voto che nel 1946 vide finalmente protagoniste anche le donne italiane.
(Fonte: Repubblica)
