Una tomba acquistata nel lontano 1933 a Medicina e una scoperta shock si intrecciano con la famiglia di Giacomo Bulgarelli, indimenticato pilastro del calcio di Bologna.
Questa incredibile vicenda cimiteriale, sospesa tra carte bollate e misteriose presenze, ha trasformato una memoria privata in un vero e proprio giallo burocratico.
Inquilini abusivi
La vicenda, ricostruita in un articolo firmato dal giornalista Alberto Biondi per Il Resto del Carlino, ha come protagonisti la signora Luigia Bulgarelli – sorella del celebre capitano rossoblù dello scudetto del ’64 – e il marito Niccolò Rocco di Torrepadula.
Tutto ha inizio quando la società Area Blu chiede alla famiglia il permesso di tumulare un defunto in quel vecchio loculo perpetuo di cui, però, gli eredi Bulgarelli ignoravano l’esistenza.
Al rifiuto dei coniugi sono scattate le verifiche, che hanno portato alla luce una realtà a dir poco sconcertante: la tomba era diventata un “deposito informale” abusivo, occupata a loro insaputa da un feretro e un’urna estranei.
La scoperta ha comprensibilmente sconvolto i coniugi, svelando decenni di anarchia gestionale all’interno del cimitero comunale.
«Pare che in questi novant’anni ci sia transitata più di una persona – ha spiegato Niccolò Rocco di Torrepadula cercando di capacitarsi dell’accaduto –. Magari qualche necroforo, nel corso del tempo, non trovando posto altrove avrà pensato: “Tanto è vuota”».
La totale assenza di registrazioni ufficiali circa questi transiti abusivi ha spinto i diretti interessati a intraprendere subito le vie legali.
Il sepolcro vuoto e il conto da pagare
Dopo il ricorso al Tar, l’azienda cimiteriale ha infine liberato il loculo spostando le salme sconosciute, ma per i Bulgarelli-Rocco resta l’amaro in bocca.
Se da un lato il sindaco di Medicina, Matteo Montanari, si dice soddisfatto per una «soluzione che ha tutelato entrambe le famiglie coinvolte», dall’altro i coniugi hanno dovuto farsi carico di ingenti spese legali e d’archivio, senza ottenere alcun rimborso.
«La famiglia si è trovata a spendere tra i 5mila e i 6mila euro» ha concluso amaramente Rocco di Torrepadula, ponendo fine a un incubo burocratico decisamente costoso.
