Le torri gentilizie di Bologna sono fra i monumenti più singolari e più caratteristici della città medievale. Bologna, infatti, oltre che come “Dotta” e “Grassa” è nota come “Turrita”. Il fenomeno torri è comune a molte città, non è peculiare di Bologna, in Toscana vi sono varie città turrite come Siena, Arezzo, San Giminiano, Lucca, e tante altre.
Se nella prima parte del nostro discorso sulle Torri di Bologna abbiamo parlato di come e perchè vennero costruite, ora andiamo a scoprire quante erano e quante ancora sono visibili.
Quante erano le torri di Bologna?
Secondo la leggenda a Bologna c’erano duecento Torri. Oggi si tende a spiegare questo numero assurdo col fatto che le torri, come i palazzi hanno cambiato vari proprietari, e nei documenti la stessa torre è citata con più nomi. Ha contribuito a rendere famoso il numero 200 l’entusiasmo di quel geniale dilettante del Finelli che costruì nel 1917 un celeberrimo plastico di Bologna turrita on tutte e duecento le torri e tutte altissime. Ricostruzione visibile nelle Collezioni comunali d’arte.
Oggi, confrontando studi diversi, si può con buona approssimazione dire che le torri bolognesi sono state una ottantina, numero comunque altissimo in una città che al massimo aveva 40-45.000 abitanti.
Quelle ancora esistenti censite da Comune sono 23 e di un certo numero non più esistenti si hanno notizie più o meno certe (circa 60-65).

Particolare de La Bologna turrita di Angelo Finelli (© Biblioteca Salaborsa)
Una passeggiata per vedere le Torri di Bologna
Facciamo l’esercizio stilistico, e se volete poi potete farlo anche realmente, e creiamo una passeggiata per vedere le Torri rimaste a Bologna. Sarò un po’ più prolisso del solito, ma in redazione hanno preferito lasciare la passeggiata in un unico articolo. Partiamo.
Torre Bertolotti-Clarissimi
Partiamo dall’incrocio tra via Castiglione e via Farini, dove è possibile scorgere quella che oggi è solo un’altana, ma che era la Torre Bertolotti-Clarissimi. Ormai parte integrante e difficilmente distinguibile della casa Saraceni, può essere meglio scorta dal vicolo San Damiano.
La Torre quando è stata costruita nel XII secolo, doveva essere più alta di come la si vede oggi, prima della mozzatura subita nella seconda metà del Quattrocento. Dopo un periodo di affittanze della Torre, i Bertolotti finirono per vendere la torre alla famiglia dei Clarissimi.
Torre de’ Toschi
Entrando in piazza Minghetti da via Farini o via Castiglione e attraversandola diametralmente, dalla casa medievale Policardi, Via Toschi 6, si vede spuntare la sommità della Torre de’ Toschi. Può trovarsi citata anche come Caccianemici o Pascipoveri. Dei 26 metri della torre sbuca soltanto la cima, le cui murature hanno perso la cortina esterna di mattoni forse a causa di un antico incendio. La torre è visibile anche da via Goidanich.

Torre Carrari (© Iko-Neko – Wikipedia)
Torre Carrari
Percorriamo via Dè Toschi, entriamo in via Foscherari, voltiamo per via Marchesana. A metà della via vediamo la Torre Carrari. Sagoma snella e poco appariscente, si può parlare con più precisione di una casa-torre, eretta dalla famiglia Carrari a cavallo tra il XII e XIII secolo e restaurata come tutte le case vicine negli ’30 del Novecento.
Torre Galluzzi
Percorriamo via Foscherari , voltiamo a sinistra per il Pavaglione, attraversiamo Piazza Galvani ed entriamo in Corte Galluzzi. Posta nella corte omonima, sorge su pianta quadrata, con base a scarpata la Torre Galluzzi. Una una poderosa e austera torre alta 32 metri, eretta nel 1257.
Famiglia gentilizia fu la più turbolenta di parte guelfa, sempre in antagonismo con i Carbonesi. La sua base, dopo essere stata parte della libreria Mondadori, ora ospita un ristorante. La torre e la corte danno un buon esempio di come era la città nel Duecento: una serie di “quartieri di famiglia” fortificati, rinserrabili e dominati da una torre
Torre Catalani
Attraversiamo via D’Azeglio e Piazza Celestini tenendoci sulla sinistra e in fondo, all’angolo col vicolo Spirito Santo, c’è la Torre Catalani. È una casa-torre di tipico stile romanico di scarsa elevazione dato che è di circa 16 metri. ed è dei primi anni del XIII° secolo. Mozzata di 23 metri nel 1484.
Torre Lapi (o dei Laigoni)
Torniamo in piazza Celestini, poi raggiungiamo Piazza Galilei. Vicino all’angolo sud-ovest del Palazzo comunale si vede la Torre Lapi (detta anche dei Laigoni) incorporata nelle fortificazioni del palazzo del Comune fino dal 1365. Alla base è stato aperto l’ingresso secondario del Comune su via IV Novembre.
Torre Agresti
In Piazza Galilei c’è la Torre Agresti, ricostruita nel 1641 dopo un incendio, più bassa e confusa con gli edifici circostanti.

Torre di Palazzo d’Accursio (© Sadis – Pexels)
Torre d’Accursio
Percorriamo via IV Novembre e nell’angolo sud-est del palazzo comunale ammiriamo la Torre d’Accursio, detta anche Torre dell’Orologio. Il quadrilatero col tronco a beccadelli quattrocentesco, si eleva sino a metri 36,20 mentre la lanterna dell’edicola sale di altri 10 metri. La costruzione deve essere avvenuta verso la metà del Duecento da parte degli Accursi, la famiglia del famoso glossatore. Ciò che ancor’oggi salta agli occhi è l’enorme orologio meccanico, posto sulla facciata della Torre nel 1444.
Torre dell’Arengo
Siamo in Piazza Maggiore: dal Palazzo del Podestà svetta la Torre dell’Arengo. Non gentilizia, ma Comunale, è del 1212. Rifatta in muratura nel 1252 da “Alberto, ingegnere” (restaurata nel 1884) alta da terra metri 47, fondata audacemente sull’incrocio di due strade. La grande campana della torre detta il Campanazzo (popolarmente il “campanone del Podestà) fu innalzata nel 1453 da Aristotele Fioravanti e suona solo in occasione di importanti avvenimenti cittadini.
Nel 1525 i quattro pilastri alla base della torre furono adornati con terrecotte di Alfonso Lombardi (1497-1537), le quattro statue dei Santi protettori della città: Petronio, Procolo, Francesco e Domenico.
Torre Lambertini
Giriamo a destra del Palazzo del Podestà: di fronte a Palazzo Ronzani, vediamo la Torre Lambertini, detta anche del Capitano del Popolo. Ha le caratteristiche della casa-torre, tolta l’altana che è di costruzione moderna: è alta 25 metri. Questa torre è inserita sull’angolo nord-est del Palazzo del Capitano del Popolo. I Lambertini la costruirono fra il 1120 e il 1142.
Torre Ramponi
Siamo su via Rizzoli davanti a Palazzo Re Enzo: dobbiamo guardare sul lato opposto della strada, all’angolo con via Fossalta. La parte rialzata del palazzo novecentesco oggi sede di un noto marchio di abbigliamento altro non è che una delle torri più antiche di Bologna: la Torre Ramponi.
Torre Conoscenti
Andiamo ora in via Indipendenza e voltiamo per via Manzoni. Al n.6 di via Manzoni c’è l’ingresso al Museo Civico Medievale (Palazzo Ghisilardi-Fava). Nella corte del palazzo si vede a destra la Torre Conoscenti, più nota come la torre “ritrovata”.
Per secoli questa torre era scomparsa, si era persa, era caduta… insomma, nessuno la trovava più. Al confine fra due proprietà era rimasta inclusa in successive costruzioni. Con i lavori di restauro del Novecento la si è riscoperta. La parte posteriore è nel cortile della adiacente casa Conoscenti al n.8.
Torre dei Ghisilieri
Percorriamo via Parigi voltiamo a sinistra per Nazario Sauro e poi a destra in via Belvedere, la percorriamo per una ventina di metri e ci voltiamo: è visibile la Torre dei Ghisilieri che oggi è il campanile della chiesa parrocchiale dei SS. Gregorio e Siro in via Montegrappa.
Torre Scappi
Ritorniamo in via Indipendenza dove al numero 3, già Canton dei Fiori, incorporata nella cinquecentesca casa Coccapani-Stagni vediamo la Torre Scappi. Alta circa 39 metri, deve essere stata mozzata oppure non venne terminata. Fu fatta erigere fra il 1219 e il 1220 da Pietro Scappi, appartenente a nobile e potente famiglia di parte guelfa.

Torre Azzoguidi (© Storia e Origine di Bologna)
Torre Azzoguidi, detta Altabella
Voltiamo in via Altabella. Qui, la più alta dopo l’Asinelli, svetta la Torre Azzoguidi detta Altabella, e il suo nome le fu dato perché è veramente alta e bella e di perfetta verticalità. Alta 60 metri è del sec. XII.
Torre Prendiparte
Quasi di fronte c’è la via Sant’Alò: e in fondo si trova la Torre Prendiparte detta Coronata per il motivo ornamentale che ha verso la cima. È del XII secolo ed è alta 59 metri. Nel secolo XVIII vi furono ospitate le prigioni dell’Arcivescovado mentre oggi è sede di eventi. Per la sua altezza è gemella alla torre Azzoguidi.
Torre Guidozagni
A fianco, sulla via Albiroli, c’è la Torre Guidozagni. Costruita ne XIII secolo fu abbassata nel 1487. É un troncone di torre o, meglio, di casa-torre che fu dei Guidozagni: fu alterata dai restauri quando diventò parte della sede della società dei telefoni TIMO.
Torre Uguzzoni
Attraversiamo via Oberdan di fronte all’Hotel Corona d’Ora, entriamo nel voltone di vicolo Mandria: sulla sinistra ecco la Torre Uguzzoni. Costruita nel secolo XIII, la torre e i due cavalcavia che la fiancheggiano (di cui uno ha bella finestra con decori in terracotta, formano uno degli angoli più pittoreschi della Bologna medioevale.

Le Due Torri di Bologna (© Roberto Castano – Pexels)
Le Due Torri: Asinelli e Garisenda
Percorriamo la via Giudei e arriviamo in piazza di porta Ravegnana: qui incontriamo le “Due Torri”. Per l’altezza, vicinanza e pendenza sono il simbolo della Città. Il nome di Asinelli alla maggiore e Garisenda alla minore, derivano dalle famiglie che le eressero. Quanto alla costruzione viene assegnato il periodo tra il 1109 e il 1119 per la Asinelli e di qualche anno prima per la Garisenda.
La Torre Asinelli
L’Asinelli è alta 97,20 metri e ha uno strapiombo di 2,23 metri: pare che fin dal 1300 abbia avuto una campana che serviva per feste, allarmi ed altro. Il fabbricato a rocchetta, che ne circonda la base, ristrutturato nel 1921, fu fatto per stabilirvi i soldati di guardia nel 1488 e sostituì l’analoga struttura in legname. Le scale interne furono terminate nel 1684. Passò rapidamente in proprietà al comune che la utilizzò per scopi di polizia e forse la sopraelevò dai 60 metri iniziali fino all’altezza attuale.
La Torre Garisenda
La Garisenda è alta 48,16 metri e ha uno strapiombo di 3,22 metri. Fu costruita un po’ prima dell’Asinelli, i cui costruttori si poterono avvalere degli errori costruttivi della Garisenda.
Abbassata fra il 1351 e il 1360 da Giovanni da Oleggio di una decina di metri, diventò obliqua per cedimento del sottoposto terreno e delle fondamenta tanto da costringere gli artefici a fermarsi prima dell’altezza prestabilita. Passò successivamente dai Garisendi agli Zambeccari, all’Arte dei Drappieri, ai Ranuzzi, ai Malvezzi-Campeggi, ai Franchetti, e oggi appartiene oggi al Municipio come l’Asinelli.
Le due torri furono collegate fra loro attraverso il “corridore”, un ponte in legno ad una trentina di metri di altezza, posto di osservazione militare sul sottostante Mercato di Mezzo, durante la dominazione viscontea di Giovanni da Oleggio (1350-1360). Si vedono ancora sulla Garisenda i fori per l’appoggio delle travi di sostegno. Il corridore bruciò la notte di San Lorenzo (10 agosto) del 1398.
Torre Alberici
All’inizio della via Santo Stefano al n. 4, è ben conservata Torre Alberici, che è anche detta Chiari o Bolognini. Alta 30 metri, alla base vi è la più antica bottega di Bologna che fu aperta nel 1273. Superiormente è stata ridotta ad altana.
Torre delle Perle-Sampieri
Visibile solo dall’interno della Mercanzia o da edifici alti limitrofi, la Torre delle Perle-Sampieri, rimane comunque una delle torri ancora esistenti nella nostra città. Situata tra la Mercanzia e le case Sampieri, probabilmente è quanto resta della Torre dé Bianchi che crollò il 3 aprile 1484 in pieno giorno.
Torre degli Oseletti
Chiudiamo la nostra passeggiata in Strada Maggiore dove, fra il palazzo Sanguinetti (al nr. 34) e la casa Masetti (al nr. 36), si eleva mozzata la Torre degli Oseletti.
Raggiunge i 31 metri di altezza e mostra la sua base a scarpata di parallelepipedi di selenite sotto il portico, svettando sopra i tetti dei due edifici. In origine doveva essere più alta, perché alla base mostra dei muri di uno spessore di oltre due metri. Gli Oseletti si estinsero nel secolo XIV e la loro torre di Strada Maggiore passò ad altre famiglie. Fino al 1582 era posseduta e abitata dai Fava.
