La comunicazione politica contemporanea sembra aver smarrito ogni senso del limite, trasformando il dibattito pubblico in un campo di battaglia disseminato di estremismi e provocazioni.
In questo scenario, il confine tra politica e propaganda ha definitivamente ceduto: un fenomeno analizzato sulle pagine de Il Resto del Carlino da David Allegranti, che solleva interrogativi cruciali sulla polarizzazione ideologica e sul destino dell’elettore moderato.
Slopaganda
In questo clima nevrotico, la destra vive una vera e propria gara d’estremismo a colpi di remigrazione e presunto rigore penale.
Come riporta Antigone, dall’inizio della XIX legislatura si contano oltre 55 nuovi reati e 65 aumenti di pena.
Eppure, le cifre sulla recidiva smentiscono l’efficacia della sola pena detentiva: meno di un detenuto su due (40,8%) è alla prima carcerazione, mentre la maggioranza è già entrata e uscita dagli istituti di pena. «È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e […] produce solo più insicurezza», segnalano gli esperti.
In questa corsa al rialzo, spicca la contrapposizione tra la coalizione di Giorgia Meloni e quella di Roberto Vannacci.
Il generale in pensione, leader di Futuro Nazionale, ha compreso appieno le logiche mediatiche per catturare l’attenzione e indebolire la premier.
Questa tendenza alla narrazione esasperata non è un’esclusiva italiana: basti guardare all’ultima boutade di Donald Trump, il quale ha promosso sui social un suo impraticabile terzo mandato negli Stati Uniti.
Una deriva che sfocia nella cosiddetta slopaganda, neologismo nato dall’unione di slop (la “brodaglia” di contenuti spazzatura generati dall’IA) e propaganda.
La sinistra, dal canto suo, finisce per rincorrere la stessa grammatica, gli stessi linguaggi, se non orali, visivi e simbolici, facendosi schiacciare in una logica puramente reattiva e di scontro formale, anziché offrire un’alternativa di merito seria e strutturata.
Appello alla moderazione
Di fronte a questa polarizzazione, l’appello alla moderazione rischia di restare inaudito.
Citando le riflessioni del politologo Aurelian Craiutu, Allegranti evidenzia come la sfera pubblica sia ormai affollata da «individui fermamente convinti delle proprie certezze, che non esitano a esprimerle a gran voce nella sfera pubblica. Questi confidenti della Provvidenza […] non vogliono il dialogo e liquidano chiunque si appelli alla moderazione con l’accusa di essere debole, tiepido e indeciso. Ignorano che la moderazione, in realtà, può essere segno e fonte di forza e lucidità e che si tratta di una virtù ‘radicale’, adatta solo a persone coraggiose e anticonformiste».
Con una sinistra che si livella verso il basso, resta da chiedersi: c’è ancora qualcuno in parlamento in grado di farsi carico di queste parole?
