Bologna è nota come la città delle torri, ma poche storie sono affascinanti come quella della Torre Prendiparte e del suo “tenutario”, Matteo Giovanardi. Nell’interessante intervista fatta con Marco Tarozzi a “Tutta mia è la città”, Giovanardi racconta cosa significhi vivere e preservare uno dei monumenti più iconici della città, trasformando un’eredità inaspettata in una missione di vita.
Matteo Giovanardi: un’eredità sconvolgente a soli 18 anni
La storia di Matteo con la torre inizia nel 1972, quando suo padre decise di acquistarla ma, per motivi burocratici e di successione, la proprietà fu intestata direttamente al giovane, allora minorenne.
Così, il giorno del suo diciottesimo compleanno, dopo una firma dal notaio, il padre lo portò in cima alla struttura e gli disse: “Questa torre è tua”. Per un giovane che sognava auto sportive e vacanze a Riccione, scoprire di essere il proprietario di una torre medievale fu un vero shock.
Torre Prendiparte: nove secoli di storia, da fortezza a carcere
La Torre Prendiparte non è solo un edificio, ma un viaggio nel tempo. Costruita originariamente per scopi militari dalla famiglia guelfa dei Prendiparte, ha attraversato numerose trasformazioni. Nel 1751 divenne un carcere della Curia, destinato a chi commetteva reati religiosi, come la bestemmia. Ancora oggi, risalendo i suoi 12 livelli, è possibile leggere i graffiti lasciati dai prigionieri sulle pareti.
Grazie a interventi del XVIII secolo, i primi tre piani furono “ingentiliti” e resi abitabili, permettendo oggi di vivere la torre non più come una struttura difensiva, ma come un luogo di accoglienza.
Un nuovo concetto di ospitalità: emozione, non solo dormire
Oggi la Torre Prendiparte è un laboratorio di “bolognesità”. Matteo Giovanardi ha scelto di non inserire la struttura su portali di prenotazione automatica come Booking o Expedia, perchè preferisce un rapporto diretto con gli ospiti per creare un’esperienza su misura.
All’interno della torre:
- Non c’è la TV, per favorire la lettura e il silenzio;
- Il Wi-Fi è presente, ma la password non viene data facilmente: l’obiettivo è spingere le persone a “perdersi negli occhi dell’altro” e vivere il momento;
- Si può decidere di isolarsi dal mondo o uscire e trovarsi nel pieno centro di Bologna in pochi passi.
Restaurare il passato per il futuro
Matteo ha dedicato anni al restauro conservativo della torre, lavorando personalmente con stucco e cera per preservare i “segni dell’uomo”, come i gradini consumati o le mattonelle rotte. La sua sfida è consegnare ai figli una torre in condizioni migliori di come l’ha ricevuta, sperando che anche loro contraggano la “torrite”, quella passione viscerale per queste sentinelle di pietra che sorvegliano Bologna da secoli.
