Già qualche tempo fa parlavamo di alcuni dei problemi che affliggono la scuola italiana, tra cui il precariato di insegnanti, personale scolastico e ricercatori universitari. Un fenomeno che purtroppo caratterizza da sempre il sistema educativo del nostro Paese.
I numeri del precariato nel mondo della scuola: gli insegnanti con contratto a tempo determinato sono 2.200, poche anche le assunzioni del personale Ata
A Bologna e nel resto dell’Emilia-Romagna la prima campanella dell’anno è suonata oggi, martedì 15 settembre. Nonostante l’inizio della scuola, però, Il Resto del Carlino segnala come le cattedre assegnate siano inferiori rispetto al necessario. A farne maggiormente le spese sono i supplenti: 2.192 sono i docenti che hanno firmato un contratto a tempo determinato, la maggior parte dei quali fino al prossimo giugno. I nuovi inseganti di ruolo, ovvero i docenti assunti a tempo indeterminato, sono invece 470. Lo stesso vale per il personale Ata: su 592 posti disponibili, le immissioni sono state 213.
«Qui il precariato non finisce mai. Le cattedre ancora da assegnare sono moltissime. La situazione è critica nelle elementari e le ore assegnate dai Comuni agli educatori di sostegno nelle scuole statali sono state ridotte in modo drastico» è il commento di Serafino Veltri, segretario regionale della Uil Scuola. «È necessario garantire maggiore stabilità occupazionale e organici adeguati alle reali necessità delle scuole. Andrebbe abolito il limite alla possibilità di assumere in ruolo, oggi si possono coprire solo i posti lasciati liberi dai pensionamenti, non quelli davvero vacanti. Si tratta di una limitazione che rende inevitabile una quota elevata di lavoro precario» spiega Claudio Guido Longo, segretario provinciale della Cisl Scuola.
1.200 i ricercatori precari di UniBo: «Senza garanzie e senza futuro»
Il Corriere di Bologna, invece, mette in evidenza il precariato che tuttora resiste anche nel mondo dell’università. I ricercatori precari dell’Università di Bologna, ad esempio, sono circa 1.200. In altre parole, quasi un quarto del personale che fa funzionare quotidianamente l’ateneo bolognese. Nonostante siano ancora giovani, altamente qualificati e abbiano dedicato la propria vita alla didattica e/o alla ricerca, ora rischiano comunque la fuoriuscita.
«I fondi messi a disposizione dal ministero non sono sufficienti né per bandire nuove posizioni a tempo indeterminato né per coprire quei precari che stanno scadendo. In tutta Italia sono stati banditi con la Legge di bilancio circa 1.600 posti a fronte di una platea di 30.000 persone che hanno ancora il tempo determinato. A Bologna sono riusciti a bandire solo 35 posti» racconta Riccardo Asti, ricercatore precario di Geologia e rappresentate di ARTeD (Associazione Ricercatori a Tempo Determinato).
«In questi anni l’Alma Mater ha cercato di avere una gestione virtuosa e ha bandito più concorsi di altri atenei, ma essendoci un vincolo sulla spesa del personale non può spingersi oltre e così il rischio è di trovarsi in una situazione di blocco del turnover. La politica dovrebbe occuparsi di noi: siamo un esercito di 40enni in carriera che nemmeno possono accendere un mutuo e non riescono a costruirsi un futuro» conclude, rivolgendo un appello al governo e alle istituzioni.
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