A Bologna la carenza di infermieri ha raggiunto livelli critici, insidiando il timore concreto che possa venir compromessa la tenuta e l’efficienza dei presidi sanitari del territorio.
Le difficoltà nel reclutare e mantenere il personale sanitario stanno spingendo sindacati e rappresentanti di categoria a lanciare un fermo sollecito alle istituzioni.
I numeri della crisi
A ricostruire il quadro della vicenda è un articolo a firma di Emanuela Giampaoli pubblicato su La Repubblica, che evidenzia come negli ospedali di Bologna manchino all’appello duecento infermieri.
Questa carenza ha determinato la proroga della chiusura estiva dei posti letto fino al 30 settembre.
Alla denuncia si aggiunge la preoccupazione della Cisl per un taglio dell’Ausl stimato in 151 infermieri, dato che l’Azienda sanitaria ridimensiona a 83.
Pietro Giurdanella, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Bologna, evidenzia come davanti alla carenza di reclutamento la risposta sia elimininare i posti in organico.
A peggiorare il quadro c’è il dato accademico: «Abbiamo svolto una ricerca a Bologna. […] Solo il 60% degli iscritti di Scienze infermieristiche si laurea. Il dato nazionale è il 75%. Le cause sono diverse, tra queste probabilmente il fatto che sotto le Torri nessun professore […] è assunto in via esclusiva per l’insegnamento. […] Da noi si tratta di infermieri con un sovraccarico di lavoro importante che devono ricavare dieci ore settimanali per insegnare».
Questo fenomeno si riflette anche sulla partecipazione ai concorsi pubblici: se nel 2018 i candidati furono 8.000, quest’anno alla prova hanno preso parte appena 450 persone.
Per invertire la rotta, l’Ordine sollecita interventi urgenti su alloggi calmierati, borse di studio e nuovi percorsi formativi.
Necesse est
Di fronte a una contrazione così marcata delle vocazioni e delle disponibilità, appare indispensabile un intervento tempestivo delle istituzioni.
Senza misure concrete sul piano abitativo, accademico e lavorativo, il rischio è che la carenza di personale finisca per compromettere irrimediabilmente la tenuta del servizio sanitario pubblico.
