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Bologna, l’allarme delle associazioni: «Progressivo allargamento delle diseguaglianze sanitarie»

A Bologna, costo della vita, affitti vertiginosi e spese sanitarie non sono più affrontabili da uno spettro sempre più ampio di famiglie e individui

Bologna, il costo della vita si vede anche nel prezzo del caffè al bar
Una via di bar a Bologna (fonte immagine: Depositphotos)

Anche chi ha un lavoro non ce la fa. Questa è la drammatica situazione di alcuni cittadini bolognesi. Sull’onda della denuncia delle Acli, quest’oggi dalle colonne dell’edizione odierna del Corriere di Bologna, la giornalista Daniela Corneo fa un’analisi legata alla crescita delle presenze all’interno delle mense cittadine. Il progressivo innalzamento del costo della vita, unito ai costi proibitivi degli affitti hanno generato un flusso mai registrato nelle mense di carità e negli sportelli dei medici no profit per le cure sanitarie.

Bologna – La situazione nelle mense in forte crescita

Sulla questione specifica prende la parola Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine popolari. «C’è stata un’esplosione delle richieste: ora nelle nostre mense vediamo intere famiglie con bambini, sia italiane che straniere. C’è un impoverimento reale anche per quelle categorie di lavoratori che non reggono più nonostante facciano un lavoro che un tempo consentiva magari di uscire ogni tanto la sera. Da me vengono in mensa anche ex imprenditori, oltre a molti giovani che hanno perso il lavoro o lavorano part-time. Senza contare la grandissima fetta dei separati».

Morgantini ha iniziato il progetto di Cucine popolari undici anni fa, quando gestiva 50-60 persone in una mensa. Ora sono quattro le Cucine popolari a Bologna che vanno incontro al fabbisogno quotidiano di 750 persone. Ancora Morgantini: «è una situazione sempre più delicata perché lo stress è alto e ricade anche sui volontari ultimamente».

Alle dichiarazioni di Morgantini, fanno da eco le parole di Fra Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano. Alla mensa dell’Antoniano ciò che veniva considerato un numero massimale è diventata la normalità. «I numeri raccontano ormai di una costante molto alta di circa 300 persone in mensa tutti i giorni negli ultimi mesi. C’è un ampliamento della fascia del bisogno causato dal costo della vita più alto; chi prima faceva fatica ma si arrangiava, ora non ce la fa più.

Sono aumentati i giovani, sia uomini che donne, persone che non diresti mai che abbiano bisogno di mangiare da noi». A Bologna questa normalità è divenuta scoraggiante. Le difficoltà sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. È vero, non si è arrivati a questa situazione da un momento all’altro, ma la discesa degli ultimi tempi si è dimostrata progressivamente vertiginosa. Ancora Fra Cavalli auspica un intervento istituzionale: «noi diamo una risposta immediata a un bisogno, ma bisogna prendere in mano la questione a monte, perché questa realtà sarà sempre più impattante a livello sociale».

Il direttore della Caritas sul tema

Don Matteo Prosperini, presidente della Caritas, rincara la dose: «che il potere d’acquisto delle famiglie sia calato è sotto gli occhi di tutti. La Curia si sta prodigando da tempo con il sostegno alle famiglie per la spesa scolastica che inizia a incidere molto e con l’ambulatorio odontoiatrico solidale perché aumenta la spesa sanitaria. Il tema della casa lo affrontiamo già da alcuni anni». Il risvolto delle spese sanitarie è un tema delicato, già affrontato in precedenza dalla nostra testata. C’è chi materialmente non può permettersi di accedere ai servizi sanitari. Non una scelta, bensì un’impossibilità economica. C’è anche chi sacrifica la prevenzione, a causa degli aumenti di cui abbiamo già parlato. 

Stefano Caselli, legale rappresentante del Laboratorio Salute Popolare, è rimasto colpito dalla «trasformazione della composizione sociale delle persone che si rivolgono a noi: incontriamo sempre più spesso lavoratori poveri, giovani precari, pensionati con assegni minimi e persone con disabilità. Persone che hanno un reddito, talvolta anche un contratto di lavoro stabile, ma che non riescono più a sostenere un imprevisto sanitario. Vediamo un aumento delle malattie sessualmente trasmissibili, osserviamo sempre più frequentemente la rinuncia alle cure, oppure il loro rinvio fino a quando il problema non diventa più grave. Vediamo un progressivo allargamento delle diseguaglianze sanitarie anche a fasce di popolazione che, fino a pochi anni fa, riuscivano a sostenere le proprie necessità di salute».

E tu cosa ne pensi?

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