Le indagini sugli scontri che hanno sconvolto Bologna durante il corteo di sabato 17 ottobre si allargano oltre i partecipanti identificati direttamente nelle strade. Due giovani maggiorenni bolognesi sono stati sottoposti a perquisizione dalla Polizia postale, con il supporto della Digos, nell’ambito di un’attività investigativa che coinvolge circa un centinaio di persone in diverse città italiane. Gli investigatori hanno sequestrato dispositivi informatici. Tra questi computer, tablet e telefoni cellulari, per esaminare eventuali collegamenti con gruppi e conversazioni online che avrebbero incitato agli scontri.
I due bolognesi, secondo quanto emerso finora, non sarebbero profili già conosciuti alle forze dell’ordine. Né risulterebbero legati ai collettivi antagonisti o ai centri sociali. A indirizzare gli accertamenti verso di loro sarebbe stata la partecipazione a chat di gruppo nelle quali si inneggiava alla violenza nelle piazze. Nei dispositivi di uno dei giovani sarebbe stato inoltre trovato un filmato degli scontri, che potrebbe essere stato trasmesso anche in diretta sul web.

Il risultato degli scontri alla stazione di Bologna del 17 ottobre 2026 (©Simone Giovannardi per Radiabo)
Un’indagine estesa a tutta Italia, non solo su Bologna
Le operazioni sono scattate nelle prime ore di ieri e hanno interessato numerose città, da Bologna a Milano, passando per Firenze, Genova, Napoli e Verona. Gli accertamenti riguardano i disordini verificatisi durante manifestazioni recenti, compresi gli scontri con le forze dell’ordine e gli episodi di saccheggio registrati a Milano il 17 e 18 ottobre. Il bilancio della guerriglia bolognese resta pesante: 75 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, danni che potrebbero superare il mezzo milione di euro e cinque manifestanti arrestati, quattro dei quali minorenni. La Procura sta ora esaminando il materiale raccolto per ricostruire i rapporti tra i partecipanti e l’eventuale ruolo delle comunicazioni online nell’organizzazione dei disordini.
