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6 milioni nascosti all’estero: maxi-evasione tra Imola e Ozzano

Dai paradisi fiscali ai conti svizzeri: così tre professionisti eludevano il fisco. Recuperati 2 milioni di euro di imposte non pagate.

Evasione fiscale
Immagine generata conAI (@Radiabo)

Come riportato da Federica Nannetti per il Corriere di Bologna, la Guardia di Finanza ha portato a compimento un’importante operazione che insisteva sulle città di Imola e Ozzano e mirata a debellare l’evasione fiscale perpetrata tra le maglie dei confini internazionali.

Grazie all’incrocio di database finanziari e segnalazioni pervenute dal sistema internazionale Common Reporting Standard, le Fiamme Gialle hanno individuato capitali non dichiarati per oltre 6 milioni di euro, tutti detenuti illegalmente all’estero.

Il meccanismo dell’evasione

Le indagini, condotte nell’area tra Imola e Ozzano dell’Emilia, hanno coinvolto tre professionisti residenti nella zona: un cinquantenne e due pensionati di 70 e 80 anni.

Il meccanismo illecito è rimasto attivo tra il 2015 e il 2024: uno dei tre avrebbe nascosto circa 3 milioni di euro, un secondo circa mezzo milione, mentre il terzo poco meno di 2 milioni e mezzo.

Durante questo periodo, i soggetti hanno trasferito ingenti capitali verso conti correnti e investimenti in Svizzera, USA, Bahamas e Antigua, omettendo di dichiarare tutto al fisco italiano

Il sistema utilizzato si basava sulla creazione di rendite “invisibili”: quando si detengono investimenti all’estero, questi generano spesso guadagni sotto forma di dividendi o interessi. Se non si dichiara tali proventi, il Fisco perde il gettito fiscale dovuto.

In questo caso, le Fiamme Gialle hanno ricostruito i ricavi generati nel tempo, applicando una presunzione legale di evasione d’imposta e una presunzione di fruttuosità basata sui tassi di interesse correnti; in questo modo, hanno trasformato somme fantasma in materia imponibile, soggetta a un’imposta del 26%

Il recupero e il monito della Finanza

L’operazione ha permesso un recupero complessivo a tassazione di circa 2 milioni di euro.

In merito all’esito, il tenente Giuseppe Marrocco ha spiegato il modus operandi:

«Abbiamo fatto valere la presunzione di evasione d’imposta […] recuperando tutto il valore dei capitali».

Marrocco ha poi aggiunto che, per chi detiene capitali fuori, «non è sufficiente dichiararne l’esistenza, ma deve dimostrare come quelle somme provengano da redditi già tassati in Italia».

Conclude con il manifesto del Corpo, ovvero «contrastare l’evasione fiscale internazionale e […] recuperare i patrimoni occultati all’estero, garantendo l’equità sociale e la tutela delle casse dello Stato».

E tu cosa ne pensi?

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