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Alec Ross, Sogno italiano: «Cambiare la traiettoria dell’Italia si può»

Il saggio del docente BBS esorta a superare la stagnazione economica valorizzando le competenze dei giovani. Una strategia tra intelligenza artificiale e riforme per rilanciare lo sviluppo e trattenere le eccellenze sul territorio.

Alec Ross
Alec Ross e il suo libro "The italian dream" (@Radiabo)

È davvero possibile invertire il declino del nostro Paese e dare vita a un nuovo “Sogno italiano” che punti tutto sulla meritocrazia? Secondo l’esperto statunitense Alec Ross la risposta è sì, a patto che l’Italia trovi il coraggio di uscire finalmente dalla propria comfort zone.

Il “Sogno italiano” di Alec Ross

L’occasione per parlarne, come riporta Il Resto del Carlino è l’uscita odierna del suo libro The Italian Dream (ed. Feltrinelli), dal sottotitolo emblematico: “Riprendersi il futuro”.

Ross, che dal 2021 è Distinguished Professor presso la Bologna Business School e vanta anche un passato come consulente di Barack Obama nella campagna presidenziale 2008 e consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton, dimostra di credere nelle nostre potenzialità quasi più di noi stessi.

«Cambiare la traiettoria dell’Italia, passando dal declino alla crescita, si può. In modo coerente con la cultura nazionale», sottolinea l’autore.

Nel volume, Ross analizza i limiti e i punti di forza della nostra società raggruppandoli in otto dualismi — tra cui ‘Giovane e Vecchio’, ‘Fiducia e Sfiducia’, ‘Forma e Sostanza’ e ‘Breve Termine e Lungo Termine’ — spiegando che l’obiettivo non è cancellarli, ma allinearli per sbloccare il futuro del Paese.

Da dove nasce la necessità di scrivere questo libro?

«Perché sono una persona che ha scelto di vivere, e lavorare, in Italia […]. E posso dire che qui celebriamo più la sfiducia della fiducia […] e non riusciamo a uscire dalla comfort zone in cui ci siamo infilati quarant’anni fa».

Non è una novità che l’Italia abbia da troppo tempo una crescita asfittica.

«Ma forse non tutti sanno che negli ultimi trent’anni […] su 196 Paesi sovrani nel mondo l’Italia è al 182° posto per la crescita del Pil composto. […] Da qui nasce la mia ossessione di creare in Italia opportunità per i giovani talenti, invece che lasciarli andare all’estero».

Pragmaticamente parlando, che sogno si può davvero permettere l’Italia di oggi?

«La ricetta non è seguire il modello americano […] ma di iniziare a cambiare la traiettoria negativa degli ultimi decenni, ad esempio passando da essere un Paese che lascia fuggire i propri talenti […] a uno che li trattiene e anzi li attrae da fuori».

Il primo passo da compiere?

«Serve più meritocrazia. L’Italia è un Paese ancora troppo basato sul clientelismo […]. E poi ribaltare i rapporti tra ‘Lungo termine’ e ‘Breve termine’ […] serve un cambio di mentalità […]: iniziare a pensare di più alle cose importanti ma non urgenti, piuttosto che a quelle urgenti ma non importanti».

Di urgente e importante c’è senza dubbio l’Intelligenza artificiale: come dovrebbe affrontarla l’Italia?

«Di fronte a una ondata tecnologica come quella attuale, per non affogare dobbiamo andare in profondità delle cose […] perché la superficialità è sempre disponibile […]. E questo è quello che stiamo cercando di fare alla Bbs».

In che modo?

«C’è bisogno di una nuova formazione che vada dai nostri studenti ai nostri docenti. […] Sapere utilizzare l’intelligenza artificiale significa governarla, e per farlo dobbiamo sviluppare […] le nostre capacità di formulare domande e inquadrare i problemi».

Non è un passaggio semplice.

«E non è un passaggio che riguarda solo l’ambito accademico. L’IA serve anche per cambiare la traiettoria delle aziende».

A proposito di Bologna: che contributo può dare la città a costruire questo ‘Sogno italiano’?

«Bologna ha già dei punti di riferimento di livello nazionale […] come Bologna Business School […]. Poi ci sono esempi di ex studenti dell’Alma Mater che hanno creato realtà imprenditoriali di livello globale».

Dunque si torna sempre lì, all’Università…

«Bologna deve vedere i suoi 90mila studenti come la risorsa più importante […] e per questo dare loro più case accessibili, rendere più facile il processo di fare impresa, creare ponti dal mondo accademico a quello lavorativo. E poi non deve perdere la propria identità».

E tu cosa ne pensi?

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