
La piena del torrente Ravone, che nel maggio 2023 provocò una alluvione in via Saffi, presenta ora un conto salato per le istituzioni. Il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche, presso la Corte d’Appello di Firenze, ha condannato il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna a risarcire in solido il condominio al civico 22 e i proprietari di due locali commerciali danneggiati dalle esondazioni verificatesi tra il 2 e il 17 maggio, quando la zona fu colpita da cinque episodi critici.
Al condominio sono stati riconosciuti 58.785,67 euro, mentre ai proprietari di un immobile al piano interrato spettano 13.370,10 euro. Per il centro estetico al piano terra, il cui solaio di copertura cedette in seguito all’allagamento, il risarcimento comprende 74.161,40 euro per i lavori di ripristino, 30mila euro per i mancati introiti da locazione e 1.903,20 euro di spese tecniche.
Quali sono le responsabilità accertate?
Al centro della decisione c’è il sistema di puntelli installato dal Comune in via Saffi e in corrispondenza della fine del tratto tombato del Ravone. Secondo la consulenza tecnica, la struttura ostacolava il deflusso dell’acqua e, durante le piogge, trattenne detriti vegetali e rifiuti, contribuendo agli allagamenti e al cedimento del solaio. I giudici hanno inoltre rilevato l’assenza di prove sufficienti sulla manutenzione dell’alveo da parte della Regione. Respinte invece le richieste contro il Ministero dell’Interno.
L’inchiesta sull’alluvione prosegue
Parallelamente, la Procura continua gli accertamenti sull’alluvione, con l’ipotesi di disastro colposo a carico di ignoti. I consulenti stanno esaminando le aree più colpite, tra cui Bologna, Anzola, la Val di Zena e la zona tra San Lazzaro e Idice. Non si escludono ulteriori sopralluoghi per verificare eventuali omissioni nelle manutenzioni e nella gestione delle emergenze.
